AR 116 / Interviste

Al contrario di tanti suoi colleghi non ha mai nascosto il suo sostegno alla riforma voluta dal Ministro Franceschini sulla tutela del patrimonio culturale, una scelta di campo che dopo 20 mesi dall’entrata in vigore continua a difendere. Alla guida della Soprintendenza Archeologica di Roma, una delle più importanti e ricche del Paese, con monumenti come Colosseo, Palatino, Foro, Domus Aurea e molto altro l’architetto Francesco Prosperetti spiega perché. Con esempi concreti di ciò che la riforma ha reso possibile e soprattutto di cosa si potrà fare in futuro. A partire dal ruolo dei privati.

Vezio de Lucia, uno dei più grandi urbanisti italiani, ripercorre le tappe del progetto di Cederna sulle vestigia di Roma Antica, dall’eliminazione di Via dei Fori imperiali voluta da Mussolini fino alle famose domeniche pedonali. Una visione della tutela basata su un obiettivo ambizioso quanto imprescindibile: far diventare l’archeologia una componente vitale della città.

A vent’anni dalla scomparsa di Cederna, può essere utile ricordare il suo contributo al progetto per i Fori e l’Appia Antica. Può ripercorrerne brevemente le tappe? 

«Antonio Cederna è stato un indiscusso protagonista del Progetto Fori Appia Antica messo a punto tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Ci tengo a chiarire che il nucleo centrale del progetto riguarda lo smantellamento della Via dei Fori Imperiali che unisce piazza Venezia al Colosseo. 

È in prima linea per il no al referendum sulla riforma costituzionale, anche per la salvaguardia del nostro patrimonio artistico. «La riforma prevede tra le altre cose di affidare la promozione alle Regioni, mentre la valorizzazione resterebbe allo Stato. Ora, al di là del gap semantico, per cui difficilmente si potrà distinguere tra le due aree di competenza, mi pare evidente che si continui ad andare verso un’unica direzione, quella del patrimonio come strumento di crescita non culturale ma del Pil». Così Tomaso Montanari, storico dell’arte, professore all’Università Federico II di Napoli, vicepresidente di Libertà e Giustizia, racconta la sua visione della tutela. A partire dal celebre no all’invito a fare l’assessore alla cultura di Roma. «Solo perché non sono romano e non credo agli assessori di ventura, specie se alla cultura. Devi essere un pezzo di quella comunità».