Il progetto, vincitore del concorso internazionale indetto nel 2009 dalla Fondazione Elisabeth e Helmut Uhl, individua tracce di riferimento ai luoghi, la loro cultura espressa in cura dei materiali e rispetto dei valori paesaggistici, e identità innovative, nell’uso di tecnologie contemporanee e nella struttura architettonica del complesso. 

Finalità della Fondazione si esplicitano nel sostegno alla ricerca, nei territori dell’arte e della scienza, per innestare reti di relazioni e sviluppo delle conoscenze, correlando fra loro rami specifici del sapere, attraverso borse di studio e l’accoglienza residenziale. La suddivisione in volumi distintamente riconoscibili, che il progetto dispone, postula la corrispondenza a differenti luoghi nel complesso della Fondazione, non tanto per esprimere un semplice senso di diversificazione nelle funzioni delle componenti dell’edificio, quanto seguendo l’idea basilare richiamata dalla Fondazione: unire, connettere, creare aree di intersezione fra i campi del sapere e dell’espressione, fra scienza, tecnologia ed arte, ad esempio fra neuroscienze e campi dell’ingegneria. E, in senso architettonico, i volumi del complesso configurano mediazioni e formano intersezioni: il complesso, cui è vicino un piccolo edificio per residenza, segue il forte declivio montano, apre viste prospettiche di straordinario effetto sulla vallata e sulla corona alpina, definisce relazioni fra i materiali della costruzione e riassume tecniche ed espressioni architettoniche. Il corpo inferiore funge da grande basamento: consiste in due piani seminterrati aderenti al declivio, un livello per ambienti accessori ed un livello con le stanze per l’ospitalità, e in un piano con l’ingresso alla quota base del terreno, in cui si collocano altre stanze per la ricettività: il volume presenta settori intonacati, campi neutri di colore che dialogano con un’incorniciatura inferiore e superiore segnata dai corsi regolari in porfido. Muri in porfido di contenimento si approssimano al corpo inferiore del complesso e muretti in pietra si notano sul terreno, come antichi muri di confine, unendo ulteriori elementi della tradizione costruttiva. La copertura del volume inferiore è in parte una terrazza aperta praticabile, con un lucernario che illumina la scala sottostante.  Il corpo inferiore funge da basamento: volumi caratterizzanti si ergono e aggettano parzialmente a sbalzo sul basamento edilizio, con un’identificazione immediata dell’idea di correlazione fra le parti. Un volume, con copertura a falde pronunciate, è rivestito di scandole in legno di larice, nella reinterpretazione di un elemento tipico dell’architettura alpina: le pareti si segmentano nell’accostamento delle scandole e ricostruiscono a distanza un’immagine “piena” e dilatata, quando si chiudono gli antoni alle finestre, anch’essi rivestiti in scandole e scorrevoli a libro. In questo volume si situa la zona per cucina refettorio e lo scambio interpersonale o di conversazione. Un volume in vetro e acciaio ospita le attività della Fondazione. Tecnologie innovative e luoghi di reinterpretazione, preservando paesaggio e natura quali direzioni del progetto.

Immagini di Laura Egger, fornite da modostudio