Oggi economia e società richiedono con forza un nuovo approccio al progetto del territorio, della città e degli edifici: un approccio capace di prospettare nuovi stili di vita più corretti dal punto di vista ecologico e attenti alla conservazione delle risorse di un pianeta ormai al collasso. Ci troviamo, di fatto, agli esordi di un’auspicata trasformazione dei modelli di sviluppo urbano che basa sul concetto di rete (energetica, sociale, informativa e informatica) la sua evoluzione. Il dibattitto internazionale ragiona sulle potenzialità offerte dall’integrazione di fonti di produzione energetica diffusa e rinnovabile - ad esempio attraverso la realizzazione di numerosi

Net Zero Energy Building - affiancata dalla rapida evoluzione delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione (ICT), per determinare nuovi scenari di sviluppo delle infrastrutture, del tessuto urbano e del prodotto edilizio, legati, appunto, a una diversa modalità di approvvigionamento energetico e alla possibilità di trasferire velocemente conoscenza e informazione. 

Si prospetta un’evoluzione del modello infrastrutturale ed energetico attuale che impone una riorganizzazione complessa delle città fondata su un innovato rapporto tra uso di energia e progresso culturale, che possa contrastare l’attuale modello involutivo basato sui combustibili fossili.

L’era digitale, in cui ci siamo appena affacciati, offre la possibilità di riflettere intorno a un concetto nuovo, quello di “ecologia digitale”, a cui è urgente dare una configurazione spaziale. Le nuove tecnologie digitali possono effettivamente contribuire a uno sviluppo urbano più equilibrato e sostenibile migliorando la qualità della vita dei cittadini. 

In tal senso assume particolare rilievo il modello europeo di smart city, ovvero un modello di città che fa uso di adeguate tecnologie, a partire da quelle dell’informazione e della comunicazione, al fine di ottenere il massimo dell’efficienza: maggiore competitività con minore consumo di risorse.

Gli architetti, sino ad ora, sono stati esclusi dal tema delle smart cities, a favore di un coinvolgimento rilevante delle professioni impegnate nel campo giuridico -sociale, ingegneristico-ambientale, della robotica e della bio-robotica, e ancora dell’ingegneria del software e delle telecomunicazioni. Viceversa, è necessario che gli architetti si impegnino nel ragionare su come tale innovazioni portino a un rinnovato modello di pianificazione delle città e di progetto degli edifici, verificando come utilizzare opportunità progettuali fornite da sistemi di monitoraggio e rilevamento di dati utili a decongestionare il traffico, a migliorare la sicurezza e il controllo di tutte le aree della città, a promuovere la raccolta differenziata dei rifiuti, a ridurre il consumo energetico.

Ecco, allora, che il ragionamento sulle reti dell’energia, dei rifiuti, dell’acqua dei trasporti diventa la base per individuare nuove suggestioni e fare ipotesi su come intervenire per sviluppare una nuova idea di città. Ecco, quindi, che le nuove opportunità offerte dalle reti digitali acquistano concretezza quando sono raccontati gli esiti della loro applicazione ai trasporti urbani, alla gestione dei rifiuti, alla distribuzione dell’energia. 

Purtroppo il contesto politico e amministrativo attuale della città di Roma ha impedito sinora qualsiasi riflessione sullo sviluppo e la programmazione di crescita dei sistemi infrastrutturali della città. Milano, ad esempio, è già avanti, anche in ragione dei finanziamenti ottenuti (e usati) per l’organizzazione dell’Expo, per non parlare poi di altre città europee come Helsinki e Manchester. 

La riduzione della capacità di spesa dell’Amministrazione, la conseguente impossibilità di pianificare e attuare programmi di recupero e riqualificazione urbana, i costi fuori mercato per la realizzazione delle infrastrutture per la mobilità, l’incapacità nel far rispettare le regole, e fornire tempi certi di realizzazione hanno portato alla situazione attuale. 

Per questi motivi, Roma, purtroppo, non riesce a lavorare sull’ordinaria manutenzione delle infrastrutture della città e, men che meno, sulla loro manutenzione straordinaria in vista del prossimo Giubileo che si terrà tra meno di un mese. 

In questo senso sono molte le responsabilità del Governo che, sul tema Giubileo, ha anteposto tattiche politiche di partito alla riuscita dell’evento e appare affetto dalla sindrome di Rossella O’Hara del “ci penserò domani”. Ma oggi è già domani e abbiamo perso un’opportunità, non già per realizzare grandi opere quali quelle messe in campo per il Giubileo del 2000 o altri grandi eventi, ma per operare una razionalizzazione e un’ottimizzazione delle reti della città che sono quelle che dovranno sopportare l’impatto di centinaia di migliaia di pellegrini al giorno per un intero anno solare. 

Parlare di smart city ora, e della conseguente sostenibilità della città strettamente legata al concetto di smart, può forse dare suggestioni per interventi minimali coerenti con i nuovi approcci progettuali per la crescita delle città che, superando l’urbanistica tradizionale dei Piani, procedono per azioni minimali e non invasive in cui predisposizione all’ascolto della cittadinanza, capacità creativa e conoscenza delle tecnologie di nuova generazione diventano strategiche per lo sviluppo delle aree urbane.

Le tecnologie digitali, poi, più delle altre consentono la trasformazione della città consolidata e l’intervento su quel patrimonio storico che il mondo intero ci invidia. In questo senso è interessante quanto afferma Carlo Ratti nella sua intervista riflettendo sull’introduzione delle nuove tecnologie nelle città italiane: «i nostri centri urbani, che non avrebbero potuto adattarsi agli imperativi della tecnologia del secolo passato, una tecnologia pesante che viene ancora dalla rivoluzione industriale, si possono invece adattare facilmente alle nuove tecnologie leggere, delle reti digitali e dei sensori». 

È dunque sulle infrastrutture delle città che bisogna lavorare. Un territorio a struttura forte è un territorio ricco di reti per la mobilità, l’energia, la conoscenza, un territorio denso di servizi, un territorio in grado di svilupparsi, accrescere gli scambi sociali e culturali, sviluppare nuove economie di scala. Come giustamente afferma Paolo Berdini nel suo ultimo libro, nella crisi attuale una struttura forte del territorio è un potente fattore di traino di nuove attività che può metterci in grado di competere con i livelli di concentrazione di servizi esistenti nelle città del mondo. Solo rafforzando la struttura del nostro territorio possiamo pensare di superare il gap infrastrutturale che separa le nostre città da quelle dei paesi ad economia forte. 

In questo numero di AR il tema delle Reti è declinato nella sua accezione più ampia che riferisce alla sostenibilità della città. Reti, quindi, intese e raccontate secondo una prospettiva che ne evidenzia il contributo al corretto funzionamento ambientale, economico e sociale della macchina urbana. Come sempre affrontiamo il tema raccontando interventi di successo - realizzati e in progress - alla scala urbana e architettonica, denunciando situazioni irrisolte, discutendo di tecniche e processi di trasformazione.

Il carattere speculativo del tema delle Reti, ci ha poi portato ad ampliare, in questo numero 113 di AR, la parte dedicata alle architetture, e a individuare per il prossimo numero un tema che più di altri consente di parlare di architettura: l’Abitare. E sin da ora sul tema dell’Abitare attendiamo il vostro contributo.

Eliana Cangelli

L’articolo “Progetto di ri-naturalizzazione del Comune di Guidonia” è stato selezionato tra le risposte degli iscritti alla Call Tematica.