Per secoli città e campagna sono state realtà fortemente distinguibili da un punto di vista spaziale e funzionale, ma legate da un diretto e continuo rapporto tra produzione e consumo dei prodotti dell’attività agricola. Il processo di globalizzazione degli ultimi cinquant’anni ha rafforzato il ruolo delle città, con una conseguente crescita demografica e spaziale che ha interessato il territorio circostante. All’inizio del XXI secolo il 50% della popolazione mondiale vive in insediamenti urbani con previsioni di crescita costante e con uno sviluppo concentrato prevalentemente nelle fasce periurbane. Se un tempo il contado esaltava la differenza tra urbano e rurale, oggi lo sprawl e le parti di città diffusa hanno preso il posto della fascia agricola segnando un profondo cambiamento del rapporto città-campagna, tra spazio aperto e spazio costruito, in termini spaziali, funzionali e sociali. L’espansione urbana ha preso talvolta le forme di una città continua senza soluzione di continuità tra un centro e l’altro, talvolta ha inglobato campi agricoli, borghi rurali, aree industriali, centri commerciali. Questa commistione si riflette nei termini utilizzati per descriverla (periurbano, conurbazione, sprawl, exurbia), sottolineando una difficoltà di definire la differenza tra rurale e urbano come società, così come i nuovi rapporti che trovano spazio nei nuovi luoghi di margine. Tale trasformazione ha problematizzato la distinzione tra urbano e rurale, mettendo in discussione le rispettive definizioni. Al fine di ricontestualizzare il concetto di urbano e rurale, sociologi e urbanisti hanno considerato i fattori di attrazione e di spinta dello sviluppo periurbano. L’aumento dei redditi personali, il desiderio di spazi aperti, la disponibilità personale dell’automobile sono elementi attrattori per questo modello insediativo; contestualmente, i prezzi elevati degli immobili del centro, la povertà ambientale delle periferie storiche e recenti agiscono come elementi di rifiuto della città compatta promuovendo, per contro, la città diffusa. Tra i fattori elencati di carattere economico e materiale, il bisogno di spazi aperti risponde a un’esigenza di tipo sociale e culturale, quello che la Convenzione Europea del Paesaggio identifica come “domanda sociale di paesaggio”. Se il concetto di urbanità è nato in opposizione alla rozzezza della campagna, oggi tale definizione si legittima in opposizione all’incapacità di convivere con la diversità, a favore dell’integrazione e dell’inclusione di ciò che è altro e ignoto, attraverso spazi e usi che facilitino questo processo. Gli spazi periurbani hanno pertanto un ruolo cruciale: l’agricoltura urbana, l’individuazione di spazi e percorsi per il tempo libero e la fruizione possono contribuire a rafforzare da una parte il concetto di urbanità, dall’altra a tutelare e garantire quel bisogno di paesaggio e di spazio aperto che emerge nello sviluppo della città contemporanea. Gli spazi agricoli periurbani e gli usi ad essi associati sono rilevanti sotto molteplici aspetti: ambientale e urbanistico, sociale, culturale. Da un punto di vista urbanistico e ambientale, l’agricoltura periurbana diventa strumento di difesa del suolo e ostacolo alla pressione dell’urbanizzazione, contribuendo alla continuità di reti e corridoi ecologici, diventando occasione di gestione degli spazi verdi pubblici e di ridisegno di luoghi altrimenti marginali. Da un punto di vista sociale ed economico, l’attività agricola in aree periurbane svolge un ruolo importante nella riqualificazione degli spazi di margine e nel coinvolgimento sia della comunità, sia delle fasce più deboli della popolazione in percorsi terapeutici, riabilitativi e di integrazione lavorativa. Da un punto di vista della produzione e della sicurezza alimentare, emerge la necessità di ridefinire il rapporto tra produttore e consumatore, e pertanto della relazione cibo-città. Da un punto di vista culturale, le aree periurbane e le attività che vi si svolgono contribuiscono a sviluppare la percezione multisensoriale dello spazio e del tempo, a stimolare lo spirito critico e la contemplazione, a educare al contatto con la natura. La valorizzazione delle aree periurbane non può escludere da un’idea progettuale le molteplici attività che vi si svolgono e i diversi significati di cui sono depositarie. È per questo motivo che i casi studio selezionati e approfonditi in seguito fanno riferimento a realtà a scala urbana e metropolitana, ovvero in grado di mettere a sistema ampie parti di territorio intorno a temi complessi e attraverso metodi e modelli che si costruiscono, di volta in volta, sull’esperienza e sulle priorità di ogni singolo caso.
Pferdelandpark: un parco agricolo per una regione metropolitana estesa
Il territorio compreso tra le frontiere di Paesi Bassi, Belgio e Germania è accomunato da caratteristiche simili e trasversali ai confini nazionali: un sottosuolo ricco di carbone che ha indirizzato fortemente l’economia globale, uno sviluppo urbano intenso capace di includere ampi brani di paesaggio agricolo. Questa comunanza si è tradotta nel 2008 in un progetto di valorizzazione territoriale chiamato “Metropoli Verde”, promossa dal programma EU REGIONALE ed esteso tra le città Hasselt e Genk in Belgio, di Maastricht e Heerlen nei Paesi Bassi e Kerkrade, Herzogenrath e Aachen in Germania. Obiettivo di questo progetto ad ampia scala è la promozione del turismo regionale in ambito naturale, culturale e della tradizione industriale dell’area. All’interno di questa cornice internazionale le tre città tedesche di Acquisgrana, Kerkrade e Herzogenrath si sono unite per concretizzare il Pferdelandpark (che significa Parco dei Cavalli) capace di mettere a sistema paesaggi agricoli, tracce storiche, visuali e brani di una metropoli estesa e complessa. I Soers, l’Hasenwaldersfeld e il Horbacher Börde sono tre aree agricole della Germania nord-occidentale che conservano ancora oggi tratti riconoscibili delle attività umane che le hanno modellate: con i loro paesaggi testimoniano la storia secolare della regione e dei suoi abitanti. Con lo sviluppo urbano del territorio circostante, queste aree agricole sono oggi uno spazio aperto intercluso all’interno di una regione densamente costruita, percepite più come “margine della città” che come area agricola poco sviluppata. Il progetto del Pferdelandpark ha fatto emergere le potenzialità ricreative di queste aree agricole prima sottovalutate. Come un filo di Arianna, il Sentiero Bianco collega i maggiori punti di interesse all’interno del parco. Il bianco è il colore distintivo del parco che individua sia il percorso sia gli elementi di arredo in corrispondenza delle tappe, restituendo un’immagine uniforme di un parco tanto esteso. Il parco è un espediente per mettere a sistema tappe tra loro diverse individuandole attraverso progetti puntuali di paesaggio e arredo urbano di colore bianco: una piattaforma di ghiaia bianca ospita delle amache per osservare il panorama dal parco storico del Lousberg vicino ad Acquisgrana, in corrispondenza di un’insenatura sull’Amstel, una terrazza circolare permette di contemplare il fiume, un complesso militare abbandonato, un’antica fattoria e un parco eolico poco lontano, sul sedime di un antico luogo di ristoro una pedana circolare accoglie alcune sedute per riposarsi nella radura. Il Pferdelandpark è incluso all’interno di una vasta area metropolitana, senza ingressi o cancelli che ne individuino i confini, pertanto, insieme ai segni bianchi, un sistema segnaletico preciso e diffuso permette di orientarsi all’interno del parco: portali visibili segnalano l’accesso nelle aree di transizione tra insediamenti e campagna, pannelli informativi riportano scritte e informazioni in corrispondenza delle stazioni, pietre di miglio e altri segnali indicano la strada e la direzioni agli esploratori. Le attività ricreative suggerite dal parco e dal suo paesaggio convivono e sopravvivono grazie al persistente lavoro agricolo. Produzione agricola e ricreazione condividono gli spazi all’interno di una visione complementare e sinergica di un’ampia regione metropolitana dove le aziende agricole svolgono un ruolo fondamentale sia nel mantenere il parco, sia a rendere concreto il rapporto tra chi coltiva e la popolazione urbana.
Parco Agricolo Sud Milano: un parco di cintura
Il territorio che circonda la città di Milano presenta caratteristiche profondamente differenti tra nord e sud per ragioni naturali e storiche: la parte settentrionale, più asciutta e frammentata, meglio collegata al centro, è stata densamente urbanizzata; la parte meridionale, più umida e con grandi proprietà, ha mantenuto il suo carattere agricolo. Dopo la seconda Guerra mondiale, la città ha cominciato a estendersi verso la campagna a sud, consumando parte del suolo naturale e agricolo della pianura. Dagli anni Settanta, gruppi di cittadini, associazioni, comunità hanno cominciato a promuovere la tutela di alcune parti della campagna più prossima a Milano; queste iniziative, spontanee e volontarie sono state alla base della fondazione del Parco Agricolo Sud Milano. Il Parco Agricolo Sud Milano, istituito con la legge regionale 24 del 1990, comprende le aree agricole e forestali di 61 Comuni, per un totale di 47.000 ettari distribuiti su una fascia di spessore uniforme a ridosso della metropoli. Il parco presenta i caratteri tipici degli spazi periurbani con aree naturali e di matrice agricola, individuato da un sistema paesaggistico complesso costituito da una rete storica di acque, superficiali e sotterranee che contribuiscono a rendere il terreno estremamente fertile e a garantire un’agricoltura molto produttiva. Gli obiettivi del parco riguardano la tutela, il recupero paesistico e ambientale delle fasce di collegamento tra città e campagna, la connessione delle aree esterne con i sistemi di verde urbano, l’equilibrio ecologico dell’area metropolitana, la salvaguardia, la qualificazione e il potenziamento delle attività agro-silvo-forestali, la fruizione ricreativa dell’ambiente da parte dei cittadini. In rapporto a tali obiettivi, il Piano Territoriale di Coordinamento suddivide il Parco Agricolo Sud Milano in tre aree: i territori agricoli di cintura metropolitana che per compattezza, continuità e produttività sono destinati all’esercizio e alla conservazione delle funzioni agricolo-produttive; i territori agricoli e verde di cintura urbana - ambito dei piani di cintura urbana che per loro collocazione costituiscono fasce di collegamento tra città e campagna, prevedendo la salvaguardia paesistico-ambientale e la difesa dell’attività agricola, ma anche la realizzazione di interventi legati alla fruizione agricola; i territori di collegamento tra città e campagna individuano le fasce di raccordo tra i territori di cintura metropolitana e le conurbazioni e vengono distinti in aree per la fruizione e aree di transizione tra quelle esterne al parco e i territori agricoli di cintura metropolitana. A questa suddivisione territoriale per fasce si sovrappongono aree circoscritte che punteggiano l’intero parco in cui la componente fruitiva rappresenta l’uso prevalente dello spazio: riserve naturali come quella del Fontanile Nuovo a Bareggio o dell’oasi di Lachiarella, insediamenti rurali e monumenti di rilievo storico e architettonico. Una fitta rete di strade secondarie e vicinali permette una buona percorribilità ciclo-pedonale dell’intero parco. I punti parco e le cascine distribuite all’interno del parco e in prossimità della periferia storica urbana rappresentano luoghi di intersezione e scambio: la campagna arriva in città attraverso i prodotti agricoli venduti nei mercati, la città si spinge in mezzo ai campi con attività ricreative che riconoscono e danno valore al paesaggio agricolo e alle attività che lo rendono possibile. Sia nel caso tedesco sia in quello italiano, attività ricreative e produzione agricola si combinano in maniera sinergica per valorizzare un territorio complesso e stratificato, dove la complementarietà tra usi e vocazioni diventa il modo per riconoscere le potenzialità di uno spazio in via di definizione.