Ritorniamo a dove eravamo rimasti. Dopo decenni di sostanziale stasi e di intoppi burocratici per il recupero delle aree periferiche, in AR 111 veniva descritto l’intervento del Dipartimento Politiche delle Periferie, Sviluppo Locale, Formazione e Lavoro con un barlume di speranza per la riqualificazione periurbana attraverso la riformulazione e lo studio degli aspetti tecnico-economici dei vari piani di intervento (avviati già nel 1993 con i PRU). Tuttavia, la recente soppressione del Dipartimento e redistribuzione delle sue funzioni tra il Dipartimento di Urbanistica e il Dipartimento Turismo, Formazione e Lavoro, operata lo scorso ottobre dalla Giunta, si è rivelata a tratti discutibile: se a livello politico può aver avuto una sua ragion d’esistere (condivisibile o meno), a livello di pianificazione urbanistica ha lasciato più di un dubbio sul reale beneficio di questa operazione, aprendo un dibattito sull’effettivo disinteresse verso le zone più disagiate e sul rischio di protrarre ulteriormente una stagione di immobilismo in cui, come spesso accade, le principali “vittime” sono i cittadini.

È altresì vero che le cose, dal 1993 a oggi, sono cambiate e un’identificazione geografica delle zone sensibili al disagio socio-economico in cui intervenire non è più così automatica, semplice o immediata. Il centro storico di Roma - non è una novità - si sta lentamente svuotando; la compresenza di una serie di fattori negativi (scarsa resilienza al traffico e alle precipitazioni, caro prezzi, servizio pubblico non sempre efficiente etc.) ne ha, di fatto, acuito le carenze e comportato un decentramento abitativo in realtà periurbane emergenti e consolidate, in cui vivere dignitosamente. Le nuove periferie, intese come luoghi di emergenza o di disagio, non rispondono più ai confini urbani e alcuni piani devono dunque essere ripensati e/o sottoposti a revisione.

Eppur qualcosa si muove. Alla pari di altre città italiane, anche Roma ha aderito al Bando periferie 2016 lanciato dal Governo, volto alla riqualificazione di situazioni di marginalità con progetti di innovazione sociale e di rigenerazione urbana-architettonica-infrastrutturale, a consumo di suolo zero, mediante programmi di cooperazione pubblico-privato. Il Comune di Roma ha così steso un programma identificando due macro strategie di intervento: progetti d’area di sperimentazione rafforzati e azioni di sistema per l’innovazione sociale.

I primi si focalizzano sui quartieri di Corviale e di San Basilio attraverso un insieme di misure (riqualificazione dell’arredo urbano e del verde pubblico; completamento dell’istituto scolastico in via Mazzacurati e inserimento contestuale di teatro e spazi culturali per Corviale; potenziamento infrastrutturale per maggiori connessioni con il tessuto urbano per San Basilio) che vanno a integrarsi a precedenti operazioni promosse e rimaste incompiute, tra cui i rispettivi PRU e il Contratto di Quartiere Il Corviale. Le azioni sistemiche abbracciano invece un’area più estesa e mirano a generare, mediante iniziative puntuali, un volano di crescita territoriale. Tra queste rientrano:

- la costituzione di nuove piccole e medie imprese (per valorizzare i beni culturali e naturalistici, offrire servizi innovativi e di formazione specializzata, realizzare parchi tematici e iniziative di agricoltura sociale);

- la valorizzazione e gestione sperimentale di aree verdi, piazze e giardini (nei Municipi IV, V, VI, VII, XIII, XIV, XV);

- la messa in sicurezza delle strade e la promozione della mobilità dolce nelle scuole primarie (per esempio con servizi di pedibus e bike to school);

- la progettazione volta al superamento di situazioni di emergenzaa abitativa;

- la riqualificazione del litorale romano (il recupero e la trasformazione del complesso ex GIL di Ostia in caserma dei vigili e sede del Giudice di Pace di Ostia è già stato approvato dal Governo, che ha approvato il progetto “De.Si.Re - Decoro, Sicurezza, Resilienza” concedendo un finanziamento di 13 milioni di euro per quest’operazione dalla duplice funzionalità: assicurare un nuovo presidio di sicurezza locale e garantire indirettamente un risparmio di 1,2 milioni di euro annui di affitto passivo per la sede degli uffici della Municipale);

- la rigenerazione del Forte Boccea e del Forte Trionfale per la creazione di aree di co-working;

- la rigenerazione urbana del quartiere Massimina;

- la delocalizzazione di alcune funzioni della sede centrale della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma per creare una nuova polarità di formazione specialistica e sviluppo professionale in campo artistico;

- la progettazione dell’ecomuseo casilino “Ad Duas Lauros” volto alla rivalorizzazione e ricucitura delle aree agricole, naturali e archeologiche e contrario al progressivo aumento dell’edificazione.

Il numero consistente di interventi previsti riflette una delle peculiarità di Roma, unica città metropolitana su scala italiana a incorporare gran parte delle periferie e delle aree più critiche nei confini del Comune capoluogo. Inoltre, il programma qui riassunto per sommi capi lascia da un lato ben sperare rispetto alla volontà di riportare questo tema tra gli argomenti centrali nell’agenda dell’esecutivo capitolino, ma dall’altro la forte discrepanza tra il costo previsto dalla Giunta romana (del valore di 50 milioni) e il budget stanziato dal Governo centrale (pari a 16 milioni di euro) crea alcune perplessità sull’effettiva concessione del finanziamento e sulle eventuali modalità e tempistiche di attuazione. La speranza è che il lavoro svolto non venga disperso, ma che anzi il gap economico venga man mano livellato anche attraverso nuove forme di partenariato pubblico-privato e la collaborazione del MiBACT, oggi attivo su più fronti per il rilancio delle periferie (come verrà approfondito nelle prossime pagine nell’intervista all’arch. Galloni, Direttore Generale della Direzione Generale Arte, Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT).