La possibilità di rappresentare gli architetti di Roma e provincia del nostro Ordine è stata per me un’occasione di crescita. Ho vissuto l’esperienza da presidente in maniera responsabile, trasparente, incentivando lo spirito partecipativo e collettivo tra gli iscritti e con la città. Accanto all’esperienza personale, mi sento di poter dire, confortato dai fatti e dai risultati raggiunti, che questi anni sono stati proficui anche per l’Ordine. Il fine mandato è il momento in cui si tirano le somme, si guarda dall’alto la mappa del percorso intrapreso nel tentativo di individuare le sfide affrontate: tante vinte, altre ancora in fase di sviluppo e che stanno lì a dare il senso di

continuità di un lavoro, di un impegno che si rinnova. Approfitto allora di questo mio ultimo editoriale per condividere con Voi quale ritengo debba essere il senso della nostra Istituzione e della nostra, bella, professione. Una professione che è irrimediabilmente legata alla collettività, alla qualità della vita dei cittadini e della nostra città e che per questo ha la necessità di essere supportata, a partire dai professionisti, con forte spirito comunitario, di condivisione e di visione strategica per il futuro.

Per questo l’Ordine ha il dovere di porsi al servizio degli iscritti e di tutti i fruitori di (buona) architettura. La strategia complessiva del nostro mandato, nel breve e lungo termine, è stata incentrata sulla valorizzazione e sul sostegno dell’attività professionale in quanto portatrice di valori utili alla società. Abbiamo cercato, con risposte concrete agli iscritti e con confronti serrati con le istituzioni di riferimento, di riaccendere quel dibattito utile a riportare i grandi temi della nostra professione al centro di un’attenzione politica e pubblica. La tutela e gli interessi della collettività passano per una riflessione importante sul nostro ruolo, sul ruolo dell’Architettura e su quello che significa in termini di Stato sociale. Tutto ciò che è stato realizzato, nell’interesse di tutti gli architetti romani, non avrebbe avuto compimento senza le proposte e il supporto dei colleghi consiglieri che anche attraverso il lavoro dei Dipartimenti delle Consulte e dei gruppi di lavoro hanno monitorato, indagato e studiato i mille volti dell’essere architetto. Le azioni istituzionali intraprese relative ai concorsi, alla digitalizzazione dei servizi, al supporto al credito e alle consulenze per gli iscrittiti sono certo possano essere considerate un contributo del nostro mandato. Siamo sempre stati particolarmente sensibili al dialogo con la Pubblica Amministrazione, per fornire supporto agli iscritti durante i passaggi formali e burocratici necessari per la realizzazione di progetti architettonici o per denunciare i disservizi di quei sistemi non funzionali alla professione, proponendo soluzioni costruttive e realistiche. I dati, che attraverso le nostre numerose indagini abbiamo raccolto in questo periodo, danno un quadro abbastanza sconvolgente di come la professione sia cambiata. A titolo esemplificativo si pensi alle tempistiche relative alle pratiche amministrative oggi enormemente cresciute che hanno burocratizzato la professione a discapito di quelle di progettazione. Un paradosso questo che non possiamo permetterci di sostenere anche in considerazione della forte crisi che ha colpito il nostro settore. Ecco quindi i motivi degli interventi, doverosi, avviati verso il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale e alla Sindaca Raggi; l’ottenimento dell’apertura straordinaria del Protocollo Dipartimentale; gli incontri con gli Uffici Tecnici del VII Municipio per attuare un sistema amministrativo più efficiente e maggiormente partecipato nell’interesse dell’intera collettività; la presenza di una nostra rappresentanza durante i lavori della Commissione Consiliare permanente “Ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche della casa e urbanistica” della Regione Lazio in merito alla P.L. (ora legge) 365/2017 “Norme per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio”, una delle prime leggi in Italia che, grazie al nostro contributo, prevede incentivi per l’utilizzo del concorso di progettazione per l’attuazione di trasformazioni legate alla rigenerazione.

Abbiamo raccontato il lavoro dei progettisti romani ai colleghi stranieri (e non solo) favorendo la cultura del progetto di qualità, il Made in Italy e l’eccellenza italiana. Grazie all’ultima pubblicazione, lo YearBook_02 architetti romani nel mondo, e a importanti partnership internazionali, siamo stati presenti in manifestazioni come Mega Build di Jakarta, la Tianjin Design Week in Cina e Maison&Object a Parigi, solo per citarne alcune.

La manifestazione dello scorso 13 maggio, #NOIPROFESSIONISTI, ci ha visti coinvolti in prima linea, con altre categorie professionali, per il giusto compenso e per garantire un servizio di qualità ai cittadini. Oggi, grazie alla nostra iniziativa, l’Onorevole Berretta sta presentando in Parlamento il Disegno di Legge contenente “Disposizioni in materia di equo compenso nell’esercizio delle professioni regolamentate”.

Nelle fasi di emergenza del nostro Paese (mi riferisco al terremoto del centro Italia della scorsa estate) il nostro presidio di volontari della Protezione Civile si è attivato con tempestività con squadre di professionisti sul territorio per rilevare i danni causati del sisma e un gruppo di lavoro di oltre cento architetti sta analizzando la messa in sicurezza del patrimonio. È prossima alla pubblicazione la bozza di un importante documento per definire la carta di identità del manufatto edilizio.

La sfida della formazione professionale è stata vinta dall’Ordine di Roma grazie all’offerta completamente gratuita per gli iscritti di occasioni formative, la realizzazione di strumenti di fruizione alternativa come webinar e streaming che si sono affiancati a quelli classici in aula.

Le numerose attività culturali, i dibattiti, i workshop e gli incontri promossi della Casa dell’Architettura hanno fatto della nostra sede un hub capace di creare connessioni, circuiti di scambio e fusione tra le varie realtà che gravitano intorno al mondo della cultura architettonica ma anche del territorio e della città. Infine Roma 2030, un progetto complesso e articolato, una scommessa puntata sul futuro della nostra città, che ci vede pienamente coinvolti in qualità di interlocutori istituzionali e tecnici specializzati per ridefinire una programmazione urbana necessaria. E su questo numero il grande tema delle periferie. Elencare tutto questo mi rende fiero, consapevole di quanto fatto finora. Insieme.

Alessandro Ridolfi