AR 117 / NOTIZIE

È noto che, nell’attività di restauro e recupero del patrimonio architettonico sottoposto a vincoli di “tutela”, l’inserimento di impianti tecnologici rappresenta oggi una necessità che implica una attenta progettazione se l’edificio oggetto dell’intervento deve subire gli adattamenti necessari ad acquisire una nuova funzione ed essere reimmesso nell’uso della città viva ed operante. Il Premio Hassan Fathy intende promuovere l’attuazione di buone pratiche nella progettazione di interventi attenti alla relazione tra il patrimonio storico architettonico e l’adeguamento impiantistico degli edifici oggetto d’intervento. Articolato in due sezioni - Progetti ed interventi realizzati e Tesi accademiche - il premio rappresenta un’opportunità per sondare opere di restauro progettate, in fase di realizzazione o già realizzate che abbiano come denominatore comune l’adozione di scelte progettuali volte a minimizzare l’impatto sull’edificio dei nuovi impianti e a integrare al progetto anche le caratteristiche di natura fisico-tecnica ed ambientale dell’edificio medesimo.
Alla Casa dell’Architettura è in corso un ciclo di conferenze dedicate a Giuseppe Perugini, Federico Gorio, Maurizio Sacripanti, Franco Minissi e Mario Fiorentinoz
di Massimo Locci

Alla Casa dell’Architettura è in corso un ciclo di mostre-convegno sugli architetti della scuola romana nati negli anni della prima Guerra Mondiale. A quelle su Giuseppe Perugini (1914-1995) e Maurizio Sacripanti (1916-1996) seguiranno Federico Gorio (1915-2007), Mario Fiorentino (1918-1982) e Franco Minissi (1919-1996). Queste personalità sono state protagoniste dell’architettura di allora, ma il loro messaggio è ancora attuale. Eppure sono relativamente poco noti ai giovani architetti e quasi dimenticati dalle facoltà di architettura; anche se la loro attività progettuale era inscindibile dalla pratica del cantiere e da quella dell’insegnamento. 

Enrico Milone ci ha lasciato. Una tristissima perdita per tutti gli organismi rappresentativi di noi architetti. Queste poche righe vogliono rendere omaggio a una persona che ha dedicato la propria vita alle Istituzioni, una figura di riferimento per tutti noi, sempre presente.

Parlare di un grande uomo, cercare di trasmetterne il carattere e la personalità, parlando della sua vita, anche se ci limitiamo a quella professionale, non è mai facile, soprattutto quando non c’è più. Le parole da usare sembrano sempre inadatte a esprimere la stima, il rimpianto e anche l’affetto. Ma come Ordine degli Architetti sentiamo l’esigenza di farlo, vogliamo parlare di Enrico, ricordarlo e onorarlo, idealmente tutti insieme. 

Nel corso dei tanti anni che, da architetto militante, Enrico ha passato a servizio delle Istituzioni, si è fatto apprezzare dai molti che lo hanno conosciuto per la sua competenza, per la sua saggezza e per la sua rettitudine. 

Quello che più colpiva era la serenità e l’equilibrio con cui affrontava ogni situazione, anche quelle più complesse e problematiche, sempre pronto al confronto, con in mente un’idea-guida che ha sempre portato avanti con lucidità e consapevolezza: la valorizzazione della figura dell’Architetto e del suo ruolo nella Società. 

Ha partecipato attivamente, e con grande autorevolezza, alle nostre Istituzioni, anche in periodi molto complessi per la professione dell’Architetto; Enrico è e resterà una figura di riferimento per tutti gli iscritti e anche per chi, come noi, con diversi ruoli e in momenti diversi, ha ricoperto e ricopre cariche istituzionali, che lui prima di noi ha onorato. 

Personalità originale, curioso e appassionato, amante della vita e della sua professione, era pronto a cogliere ed elaborare ogni segnale di innovazione, mettendosi continuamente in discussione; aveva mille risorse e mille passioni, coltivate con un’energia e una vitalità non comuni. 

Fu lui il primo a portare gli architetti a confrontarsi continuamente con la realtà circostante; le sue battaglie istituzionali hanno segnato sensibilmente le stesse finalità dell’Ordine.