I segni del passato, presenti in maniera piuttosto uniforme sia nella zona centrale sia nei territori periferici della Capitale, fanno di Roma uno scenario unico nel rapporto e nella convivenza con le vestigia storiche. Tale situazione si ripropone, seppur a una concentrazione e a una scala diversa, in altre realtà più o meno estese del bacino mediterraneo, interessate dalla presenza diffusa di reperti archeologici ricollegabili a svariate civiltà ed epoche.

L’intento dei prossimi articoli è, dunque, quello di offrire spunti di riflessione sul tema della relazione quotidiana, stratificata e complessa con l’archeologia e i resti del passato. Gli esempi in seguito illustrati sottolineano il lavoro svolto da professionisti esperti nel trattare l’archeologia e i reperti storici in maniera celebrativa e fruibile nel breve e nel lungo termine; si noti come buona parte di questi siano stati coinvolti anche nel recente Piranesi Prix de Rome e nella relativa call per Via dei Fori Imperiali. Le architetture esposte evidenziano, in taluni casi, un approccio più conservativo e, in altri, una maggiore predisposizione verso gli elementi di innovazione.

Questo perché, come già espresso nel numero 111 di AR nell’articolo dedicato al tema Patrimonio, l’Italia (e non solo Roma) non può ritenersi ad oggi mentalmente pronta per una convivenza tra antico e nuovo. Di conseguenza, portare alla luce dimostrazioni di recupero aperte a tale accostamento, organizzato secondo letture più o meno audaci, significa non solo passare in rassegna delle brillanti soluzioni di fronte a situazioni complesse, ma soprattutto auspicare e incoraggiare un cambiamento di mentalità da parte di professionisti e collettività, tale da accorciare il gap esistente con altre metropoli come Berlino, Parigi e Madrid, in cui la convivenza tra antico e nuovo è già stata apprezzata e metabolizzata. Inoltre, il coinvolgimento di città meno note ma ugualmente interessate dal tema dell’archeologia consente di ampliare i propri orizzonti, uscire dalle strettoie di una ricerca, a volte, troppo specialistica e sviluppare nuove modalità di fruizione del Patrimonio, trasponendo il concetto di museo archeologico a una scala urbana (e non limitandolo più a un modello conchiuso all’interno di un edificio), così da innestare nuovi rapporti con la città e favorire funzionalità complementari alla celebrazione del passato.