di Andrea Bruschi

Nel II secolo d.C. Ostia Antica e Portus erano i caposaldi del sistema portuale della Roma imperiale. L’enorme porto di Claudio e quello di Traiano, con il suo straordinario bacino esagonale, configuravano un complesso apparato infrastrutturale cui era interconnesso il centro amministrativo di Ostia, oggi Ostia Antica, eccellente esempio di città romana ben conservata. La via Flavia stabiliva il legame fra i due poli attraverso l’Isola Sacra e segnava l’affaccio sul Mediterraneo della caput mundi. Il declino della Roma imperiale ha in seguito comportato la separazione fra i due centri logistici, ma la struttura

del territorio ostiense e il rapporto fra la città e il mare sono rimasti fino a oggi quelli impostati dai romani. Roma si è sviluppata lungo il Tevere assecondando le direttrici delle vie Portuense e Ostiense e generando, nel secolo scorso, una città lineare fra l’Eur e il mare. Il territorio ostiense è oggi una vasta area abitata da oltre 200.000 persone, nella quale convivono abusivismi e grandi infrastrutture, paesaggi agricoli e naturali, degrado e grandi potenzialità per l’avvio di nuove economie in una fascia periurbana ricca di contrasti. Nel quadro di un territorio di grande delicatezza e complessità - costellato da spazi in abbandono e residui ambientali, frutto dello scontro fra economia e paesaggio, pubblico e privato, prepotenza e civismo -, archeologia e natura costituiscono un bacino di possibilità di sviluppo e rigenerazione paesaggistica finora trascurato, nel quale le aree archeologiche possono dare un contributo importante per una strategia di rilancio territoriale. Ricostituire la perduta continuità fra Ostia Antica e Portus attraverso l’Isola Sacra significherebbe recuperare una corretta lettura del sistema portuale della Roma imperiale ma anche aprire nuovi spazi e prospettive per un settore urbano in crisi latente.

Da queste considerazioni è nata una ipotesi di riassetto dell’antica continuità delle pre-esistenze monumentali attestate sulla via Flavia-Severiana. La strategia di questa ricomposizione è raccontata nel testo Portus, Ostia Antica, via Severiana. Il Sistema archeologico paesaggistico della linea di costa di Roma imperiale, elaborato da un gruppo di ricerca del Dipartimento di architettura e progetto di Sapienza Università di Roma. In questo schema Ostia Antica e Portus, la necropoli di Portus, i ruderi termali, i resti del ponte di Matidia, gli attracchi presso la Fossa traiana e i recenti reperti del cosiddetto Trastevere ostiense sono riconnessi nell’idea della rigenerazione della struttura primigenia del fronte di Roma sul mare. Tale ipotesi di riassetto delle aree archeologiche intende contribuire al rilancio del territorio ostiense nella sua interezza con un progetto di area vasta che vede l’Isola Sacra come baricentro polare di connessione fra i maggiori elementi infrastrutturali del comparto. Oltre all’Aeroporto Leonardo da Vinci, è in corso di realizzazione il nuovo porto di Roma a Fiumicino, il quale ospiterà grandi navi da crociera e potrà convogliare un elevato flusso turistico sulla capitale. In questa prospettiva le aree di Portus e Isola Sacra possono divenire il primo ambito di interesse e accoglienza e un importante affaccio di Roma sul mondo.

Il Sistema archeologico paesaggistico ipotizzato si estende dall’area del porto di Claudio ai ruderi della Villa della Palombara presso la Tenuta del Presidente a Castelporziano. Se fosse realizzato nella sua interezza, il palinsesto delle aree archeologiche di questa zona occuperebbe una superficie paragonabile a quella di tutti i parchi archeologici romani sommati insieme. La dimensione e la ricchezza degli episodi in esso contenuti sarebbero tali da non poterlo perimetrare come un parco archeologico tradizionale. Per questa ragione è stato inteso come sistema di eventi paesaggistici e rinvenimenti interconnessi ma non organizzati in un ambito unitario. Il Sistema comprende infatti aree archeologiche, agricole, naturali e conurbazioni residenziali, produttive e servizi, ha una estensione di circa 3.600 ettari - 200 in più del Parco dell’Appia Antica - ed è molto più grande sia dell’Area archeologica centrale, circa 300 ettari, sia di Villa Adriana, la cui superficie si approssima a 120 ettari.

Dal punto di vista della strategia di area vasta - necessaria per l’attuazione di un programma così imponente - e al fine di consentire a grandi numeri di visitatori l’accessibilità al Sistema archeologico, sono stati ipotizzati alcuni interventi sulle infrastrutture di mobilità del comparto ostiense che possano innervare non solo le aree archeologiche oggi reciprocamente separate ma sopperire ai gravi deficit infrastrutturali dell’area. Le principali opere previste mirano a ristabilire allacci e connessioni perdute nel tempo, come la realizzazione di una linea tramviaria fra il Parco Leonardo e il nuovo Porto di Roma a Fiumicino, con fermata nella ex Stazione di Porto oggi in abbandono, e l’attivazione di un servizio di navette ecologiche dall’Aeroporto di Fiumicino a Portus e a Ostia Antica, attraverso l’Isola Sacra. Per quanto invece riguarda i rapporti fra l’area ostiense e le aree urbane centrali si è evidenziato il ruolo cardinale della linea ferroviaria Roma-Lido, auspicandone la già programmata implementazione e un nodo di scambio ferro-gomma presso la stazione di Ostia Antica con raccordo ciclopedonale alla Pineta di Castelfusano e all’area archeologica. Infine, nell’ottica del recupero della navigabilità del Tevere, da tempo richiesta dalle associazioni di cittadini, si è immaginata una serie di approdi sul fiume e sulla Fossa traiana per imbarcazioni di collegamento con il nuovo Porto commerciale a Fiumicino e con le aree centrali di Roma.

Nella sua interezza, il Sistema archeologico paesaggistico non è un parco archeologico tradizionale ma un palinsesto urbano multipolare altamente permeabile e una strategia di ricerca di un nuovo ciclo di vita per l’area ostiense. È quindi configurato mediante un programma di azioni interferenti su piani diversi - l’archeologia, l’agricoltura e l’ambiente naturale, le infrastrutture e le aree antropizzate - con al centro il recupero delle aree in abbandono dell’Isola Sacra.

Tale ipotesi di recycling si fonda su una mappatura analitica delle aree che ne ha rilevato le criticità - le lottizzazioni abusive, l’abbandono dei terreni agricoli e dei manufatti storici, la trasfigurazione e la perdita di identità del paesaggio di bonifica, l’assedio delle aree archeologiche, l’utilizzo incontrollato di aree naturali soggette a tutela, ecc. - e ha consentito di definire le linee guida di un programma di rigenerazione urbana che si è dato l’obiettivo di trasformare il degrado in potenzialità. Una strategia che si vorrebbe dal basso, evitando la cancellazione di componenti urbane o la sovrapposizione al territorio di nuovi segni e volumi architettonici. Si ipotizza invece un intervento di modificazione dell’esistente, rivalutando il sistema delle aree e dei manufatti che mostrano i segni dell’esaurimento del proprio ciclo di vita e identificando il brutto, il degradato e l’abbandonato non solo come criticità ma come risorse, in vista di un riassetto complessivo dal quale le componenti urbane e sociali possano trarre giovamento. L’analisi funzionale del tratto di Isola Sacra interessato dal Sistema archeologico paesaggistico evidenzia, ad esempio, la presenza di un tessuto residenziale spontaneo all’interno del quale si sono sviluppate nel tempo, in sostituzione degli originari lotti agricoli, zone artigianali e aree sportive. Queste attività incistate nell’agricoltura possono essere viste come risorsa da armonizzare con gli assetti futuri del Sistema archeologico ed elementi da inserire nel quadro di una progressiva razionalizzazione del costruito. In questo senso vanno intese anche le zone urbanizzate abusivamente, aree da riorganizzare e completare anche con limitate nuove costruzioni, al fine di definirne uno stabile assetto urbano. Anche l’abusivismo non è interpretato come elemento di degrado ma come l’occasione per innestare nel territorio nuove attività economiche e servizi ai cittadini, ad esempio un albergo diffuso che possa contribuire all’accoglienza del grande pubblico previsto in un così esteso Sistema archeologico paesaggistico.

Dal punto di vista delle aree non edificate va evidenziato che il paesaggio della bonifica è l’ultimo di una serie di assetti del territorio che si sono violentemente susseguiti nel tempo nel comparto ostiense. La bonifica ha introdotto la rigida griglia dei fossi e dei canali di drenaggio, sostituendoli alle precedenti zone umide e paludose e cancellando un ambito dalle straordinarie qualità ambientali e naturalistiche. Ma il paesaggio della bonifica tende oggi a essere soverchiato da quello delle conurbazioni spontanee e dall’abusivismo edilizio. Il reticolo idrografico è stato in parte nascosto o tombato da strade e percorsi, in qualche caso anche inficiandone il meccanismo di salvaguardia dalle alluvioni e mettendo a rischio le aree urbanizzate. Quindi il restauro del paesaggio agricolo di bonifica e il riassetto di fossi e canali cancellati dall’incuria del territorio sono individuati come obiettivi di una azione di rivitalizzazione dell’agricoltura che ne aiuti lo sviluppo delle componenti innovative in grado di aprire nuove prospettive ed economie.

Ma, sebbene grazie alla bonifica l’agricoltura abbia rappresentato per decenni il principale uso del suolo e la vocazione economica prevalente, il riassetto del territorio ai fini agricoli ha cancellato interamente il secolare paesaggio paludoso e le aree naturali a ridosso del Tevere, distruggendo l’habitat della fauna autoctona e sostituendo le essenze vegetali originarie. Di queste rimangono pochi preziosi lacerti che il Sistema si propone di conservare e potenziare attraverso la rinaturalizzazione degli ambiti di degrado ove è più evidente la crisi dell’economia agricola dell’area, ovvero ai margini e all’interno delle zone divorate dalla speculazione edilizia. Alcune aree agricole in abbandono, risultato della speculazione edilizia e della crisi di un settore che attende costruttive politiche di rilancio, sono un’occasione per introdurre brani di natura autoctona. Il Sistema archeologico paesaggistico è infatti baricentrico rispetto a un frammentario mosaico di spazi aperti naturali e agricoli, in gran parte compreso nel perimetro della Riserva naturale del Litorale romano. Il Sistema assegna all’Isola Sacra il ruolo di elemento di riconnessione e consolidamento di un corridoio ambientale parallelo alla costa, oggi parzialmente interrotto e a rischio di declino.

Infine, le pre-esistenze edilizie abbandonate sono riutilizzate come spazi per associazioni dei cittadini, servizi e accoglienza di un elevato numero di turisti, in vista della configurazione di una delle aree archeologiche più grandi del mondo. Questa visione positiva dei luoghi dello scarto connota l’Isola Sacra come un bacino di aree suscettibili di trasformazioni essenziali per il rilancio di un territorio sclerotizzato da politiche economiche miopi o assenti e in una grave condizione di stasi evolutiva. Il Sistema è composto da layer tematici che mirano alla riconfigurazione dell’assetto di questa porzione del territorio ostiense e, contemporaneamente, alla creazione di nuove economie, in un processo diacronico tendente alla valorizzazione della campagna urbana. Sono quindi previste azioni di grande scala interconnesse con interventi su ambiti puntiformi. Le azioni alla scala del tratto urbano e delle interconnessioni con l’area vasta riguardano la creazione di un parco agricolo nel quale possa essere attuata un’operazione di restauro del paesaggio di bonifica e la valorizzazione dell’economia orticola di recente sviluppo, l’innesco di un processo di rinaturalizzazione delle aree in abbandono e di completamento dei tessuti spontanei con spazi e servizi pubblici e la realizzazione di un anello ciclopedonale di collegamento delle aree archeologiche e delle sponde del Tevere.

In questo quadro si inseriscono numerosi interventi puntuali localizzati su aree, edifici e nodi cruciali del Sistema. Ne sono un esempio l’idea dello spostamento del Museo delle navi, il riuso della Stazione ferroviaria di Porto e la creazione di una linea tramviaria di connessione con il nuovo porto di Roma a Fiumicino, il servizio di imbarcazioni sul Tevere e la revisione dell’assetto delle sponde del fiume e dei suoi argini, il riuso dei manufatti storici dell’Isola Sacra - innanzitutto la Fattoria dell’Opera Nazionale Combattenti e il Podere Monte Vodice - come Centro servizi e Centro di accoglienza e formazione, l’impianto di laboratori di scavo archeologico nel Trastevere ostiense, la rigenerazione dei servizi di quartiere compresi all’interno del Sistema.

Il testo Portus, Ostia Antica, via Severiana. Il Sistema archeologico paesaggistico della linea di costa di Roma imperiale nasce dalla ricerca universitaria Progetto di riconnessione di paesaggi archeologici e naturalistici lungo l’antica via Severiana e la linea di costa della Roma imperiale fra Portus, Ostia Antica e la Villa di Plinio ed è stato redatto da A. Bruschi, A. Capanna, G. Filibeck, L. Malfona, D. Nencini, C. Pavolini, P.O. Rossi. Cfr. A. Bruschi, a cura di, Portus, Ostia Antica, via Severiana. Il Sistema archeologico paesaggistico della linea di costa di Roma imperiale, Quodlibet, Roma 2015.

Foto di Andrea Bruschi, salvo diversamente indicato, fornite dall’autore

Mappe da Andrea Bruschi, a cura di, Portus, 

Ostia Antica, via Severiana, Quodlibet, Roma 2015