AR 116 / Editoriale

Parlare di patrimonio significa parlare di città, storia, identità. Una città come Roma vanta un patrimonio stratificato e ricchissimo: edilizia residenziale pubblica e privata, scuole ed edifici per servizi (sociali, culturali, sanitari e commerciali); beni storico-artistici e archeologici monumentali (aree archeologiche, monumenti, musei, gallerie, teatri, edifici vincolati, ville storiche, cimiteri) ma anche beni confiscati alle mafie, strutture ed impianti.Questo lungo elenco ci mette davanti alla vastità degli ambiti di azione della nostra professione. Come architetti promuoviamo, nel rapporto con la pubblica amministrazione, ma anche con il privato, una gestione del patrimonio basata sulla trasparenza, semplificazione ed efficienza, attraverso l’attività creativa e la programmazione e gestione del processo di progettazione per favorire il riuso e la valorizzazione funzionale di quanto ereditato. La città di Roma vanta un patrimonio unico al mondo e, nonostante questo, i processi di valorizzazione, restauro e conservazione stentano a decollare.

La terminologia anglosassone che comprende “patrimonio”, il tema di fondo di questo AR116, è molto più aperta del significato stretto che diamo, in lingua italiana, alla stessa parola, dove l’aspetto “materiale” prevale sugli altri. Infatti lì ha un valore estensivo: non solo comprende tutto ciò che si riferisce all’ambito culturale, che sottende la nostra storia, come paese o città, e la nostra tradizione come persone o insieme di persone, “genti”, ma anche e soprattutto esprime gli antefatti, quelli che nel linguaggio
A Roma, e solo a Roma, si ha un fenomeno straordinario: la convivenza simbiotica tra storia e quotidiano, fra le rovine gloriose dell’antichità classica e la miseria sontuosa e a suo modo felice della periferia odierna. I borgatari vivono, distratti e inconsapevoli, sotto gli archi dell’Acquedotto Felice. Per questo Roma è la sola città in cui ci si può muovere stando fermi. Somiglia a un disordinato, rumoroso garage mentre è in realtà la capitale eterna dell’effimero, l’urbe per eccellenza, da cui trenta secoli di storia guardano noi, indaffarati contemporanei, con sovrana, paziente, talvolta amorevole indifferenza. (F. Ferrarotti, 2013) Ormai invisibile ai romani, la bellezza di Roma è stata svenduta a frotte di turisti che non ne colgono l’essenza e la usurano impoverendone l’economia. Infatti, sebbene Roma racconti più di 3000 di anni di storia e sia testimonianza vivente dell’architettura e dell’arte dall’età Augustea al Medioevo, dal