di Alessandra Orlandoni 

Architetto, giornalista, critico, curatrice della mostra

Noises on è il titolo della sezione architettura della mostra dedicata a Will Alsop dalla Casa dell’Architettura di Roma. Curiosità, passione, e una profonda dedizione all’architettura quale motore e strumento del cambiamento sociale e del miglioramento dell’ambiente costruito, hanno guidato la sua visione che dal contesto londinese si è via via allargata fino a toccare, sia con importanti realizzazioni sia attraverso proposte sperimentali, diversi Paesi del mondo, fino ad approdare alla Cina, dove ha realizzato, ed ha attualmente in corso, progetti urbanistici di nuova concezione così come singoli edifici.

Will Alsop ha da sempre voluto fare l’architetto. A sei anni disegnò una casa per sua madre collocandola in Nuova Zelanda. Negli stessi anni soleva visitare una vicina che viveva in una casa completamente diversa da quelle del vicinato, che a Will piaceva molto. La casa era stata progettata da Peter Behrens. Ho sempre pensato che in questi aspetti della vita di Alsop ci fosse il seme della sua propensione ad espandersi sia oltre i confini geografici sia oltre la realtà contingente per cercare il nuovo, attraverso una visione onnicomprensiva che fonde la realtà col sogno per esprimere e rappresentare soluzioni inconsuete, uniche e assolutamente innovative, distanti dai linguaggi consolidati dell’architettura.

Diversità, complessità ed evoluzione sono i termini che lo guidano nella ricerca, per poi intervenire per contrasto piuttosto che per assonanza, immettendo nuove energie nel contesto urbano.

Nonostante sia un architetto di fama mondiale, le cui realizzazioni iconiche hanno spesso determinato cambiamenti radicali - si pensi ad esempio a Le Grand Bleu - Département des Bouches-du-Rhône che dopo 30 anni non ha perso lo smalto - Alsop non ama essere definito un archistar, e si considera solo un architetto e artista, e soprattutto un essere umano come lo sono tutti coloro che abiteranno i suoi edifici.

La mostra ha presentato sette plastici - Peckham Library, The Public, Homework, Edessa, Neuron Pod, Shipfish, The Fourth Grace - relativi a diversi progetti, realizzati e non, che esprimono, nella loro varietà, lo stesso eclettismo che sottende il suo pensiero progettuale; sei banner in bianco e nero nei quali sono rappresentati progetti realizzati in passato - lo Speicher, il Ferry Terminal e lo Staatsarchiv ad Amburgo - e incarichi recentissimi - Newport Street e Blue in The Night a Brentford, Londra - e due opere pittoriche che esprimono l’approccio pittorico-progettuale di Alsop, ovvero il prodotto di quello che egli stesso chiama “il rumore”, quello stato di flow che gli permette di entrare in sintonia con l’essenza del progetto ed esprimerne le caratteristiche fondamentali direttamente sulla tela, prima di passare alla fase progettuale vera e propria.

Noises off è il titolo della prima mostra di opere pittoriche di Will Alsop mai realizzata in Italia. Noises off - in italiano rumori fuori scena - descrive per estensione tutti i rumori di sottofondo che caratterizzano la vita contemporanea e si insinuano senza preavviso nella nostra quotidianità. Il rumore è qui inteso come elemento di disturbo positivo, che ci distrae dalla noia e ci porta a rivolgere la nostra attenzione ad attività ed eventi apparentemente marginali o trascurati che, invece, spesso racchiudono l’essenza di piccoli o grandi piaceri. Le opere pittoriche presentate presso la Casa dell’Architettura sono state realizzate espressamente per essere esposte nelle nicchie della struttura ottocentesca del colonnato dell’Acquario romano.

Come metope contemporanee, attraverso una narrazione casuale e istintiva volta a mettere in scena i rumori del vivere comuni a tutti gli esseri umani, questi lavori rappresentano frammenti di quel lungo discorso visivo sulla vita che costituisce il filo conduttore del lavoro pittorico di Alsop. 

Will Alsop considera l’arte, pittura e scultura in particolare, attività d’ispirazione fondamentali per il suo lavoro di architetto. Negli ultimi anni ha incrementato la pratica artistica delineandone i contorni in modo sempre più preciso attraverso la realizzazione di grandi opere pittoriche e la progettazione di sculture che, attraverso la costante sperimentazione portata avanti assieme ai suoi assistenti, prevedono sia l’utilizzo di materiali anomali che una forte interazione con lo spazio.

Tutte le immagini sono state fornite da Giulio Tiberi