I parametri considerati per definire la qualità della vita di una città, pubblicati annualmente nel Top Quality of Living Ranking dalla società di consulenza Mercer, sono 39 e vengono organizzati in 10 categorie che valutano la situazione politica locale, l’economia, la libertà personale, la vivibilità dell’ambiente urbano. Tra questi indicatori giocano un ruolo importante lo stato e l’efficienza delle strutture relative all’educazione, alla sanità, allo sport e al tempo libero; ed è sulle potenzialità di progetto di queste strutture, sugli investimenti in atto per il loro recupero e la loro realizzazione, sugli esempi virtuosi di architetture realizzate, che abbiamo articolato il focus di questo numero 115 di AR. Siamo in una fase politica in cui il governo ha annunciato riduzione delle tasse e investimenti su cultura, sanità, scuola, sport e ricerca, e sembra esserci qualche prospettiva. L’attivazione del bando di concorso nazionale sulle scuole, che, per la prima volta, mette con chiarezza in relazione l’architettura dei plessi scolastici con la pedagogia e le potenzialità di miglioramento dei modi di insegnamento, è un buon segnale di riconoscimento del ruolo dell’architettura nel costruire l’ambiente dell’uomo. Le strutture ospedaliere ancora risentono di rallentamenti nei finanziamenti e nelle modalità di assegnazione delle progettazioni, eppure sul loro progetto è necessario investire per assicurare la qualità dei servizi. Il progetto delle strutture sanitarie ha, infatti, elementi di elevata complessità in cui competenza, capacità progettuale e integrazione disciplinare sono ingredienti fondamentali per assicurarne l’efficiente funzionamento. Infine, per ciò che riguarda lo sport, è impossibile non fare riferimento all’ipotesi delle Olimpiadi 2024 che molto sta facendo discutere. Se poi ci focalizziamo sulla situazione locale si deve considerare quanto oggi sia ancora più importante ragionare sui Servizi a Roma, dato che - finalmente - la città si è dotata di una nuova Amministrazione che punta su servizi e qualità della vita dei romani per la riuscita del proprio mandato. Sebbene ci sia un impegno evidente del governo sull’edilizia scolastica, che su questo capitolo di spesa ha fatto confluire circa 4 miliardi per la messa in sicurezza, la manutenzione e la nuova costruzione, Legambiente denuncia una sostanziale staticità dei problemi: la mancanza di programmazione di lungo respiro sugli interventi fa sì che le risorse siano in parte ancora assegnate a pioggia e sulla base delle situazioni emergenziali. Oltre alle strategie nazionali, fondamentale è il ruolo delle Amministrazioni locali. In questo contesto è necessario segnalare come, nonostante la Regione Lazio abbia assegnato nel gennaio scorso circa 31 milioni di euro per il recupero e la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica romana, l’Amministrazione capitolina non ha pienamente sotto controllo la situazione non riuscendo ancora a fornire i dati sulle strutture scolastiche della città. Da evidenziare anche una mancanza strategica di investimento sulle strutture che riguardano le scuole secondarie e l’università. Anche queste versano in stato di degrado nonostante la sfida agli abbandoni scolastici e all’aumento delle percentuali di laureati a livello nazionale sia funzione anche di un adeguamento delle strutture (con solo il 25,3% di laureati tra i 30 e i 34 anni, l’Italia ha la percentuale più bassa di tutti i 28 Paesi UE). Tale adeguamento degli spazi attraverso la modernizzazione e l’inserimento di laboratori, nel caso delle università, è utile anche per salire nei ranking internazionali. Segnali positivi, invece, in termini di sostenibilità degli edifici scolastici che, allo stato attuale, riescono a coprire con fonti rinnovabili il 44,5% dei consumi energetici. Zingaretti ha appena varato un piano di riammodernamento delle strutture sanitarie con un impegno di circa 264 milioni di euro: tra le priorità il Policlinico Umberto I. L’impegno è apprezzabile e la Regione sta lavorando in modo strategico. Ma va ricordato che: - si sono perse le tracce del concorso internazionale di progettazione del 2009, vinto da Ove Arup, che stanziava 140 milioni di euro per la “riedificazione” del Policlinico con interventi radicali sui padiglioni 1, 2, 3, 4, 5 e 6; - il progetto del nuovo ospedale dei Castelli Romani, la cui apertura è prevista nel 2017, è partito nel 1999 e ci sono voluti diciotto anni per la sua realizzazione; - la gara per i lavori di ampliamento della Facoltà di Medicina e Psicologia presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, partita nell’agosto del 2015, è ancora ferma. Solo per citare alcuni esempi. Urgente perciò un intervento sui modelli e sulle procedure di gestione degli appalti, vero “buco nero” che impedisce la crescita di Roma e il rilancio del settore edilizio. I progetti che riescono a essere realizzati sono già vecchi, la loro qualità spesso è scadente (gli architetti debbono avere per legge l’affidamento della direzione lavori dei loro progetti), tempi lunghi e incertezza delle regole fanno desistere gli investitori stranieri. Quest’ultima considerazione influenza direttamente il ragionamento sulle strutture sportive. È vero, come dice Berdini, che gli interventi per i Mondiali del nuoto non hanno portato beneficio alla città - forse qualcosa di più fu fatto per Roma in occasione dei Mondiali del ‘90 - così come è vero che nelle Capitali europee le aree destinate a servizi vengono stabilite dall’amministrazione in collaborazione con gli investitori - penso all’esempio di Parigi - ma è altrettanto vero che in quei contesti le amministrazioni hanno la possibilità di investire direttamente nelle infrastrutture e in progetti strategici che valorizzano le aree prima dell’intervento del privato, garantiscono iter approvativi veloci, seguono direttamente le realizzazioni con chiare distinzioni delle competenze. In sintesi sono in grado di contrattare con i privati. Roma non è in questa situazione. L’Amministrazione non riesce a investire sulla città in ragione del suo deficit strutturale, il governo non sembra interessato a farlo. Siamo disponibili a rinunciare al contributo economico che le Olimpiadi potrebbero portare? Da un rapporto commissionato dal Comitato Roma 2024 all’Open Economics Srl e all’Università di Tor Vergata risulta che il contributo incrementale alla crescita del PIL della Regione Lazio, inclusa Roma, nel periodo di cantiere (2017-2023) è pari a oltre il 2,4% con una media annua intorno allo 0,4%. Nel decennio successivo alle Olimpiadi, inoltre, “il modello economico utilizzato proietta un incremento dell’occupazione pari circa 90.000 unità di lavoro in conseguenza dell’incremento di efficienza delle infrastrutture (soprattutto quelle sportive) e dell’espansione dei servizi e delle attività economiche ad esse correlate”. Forse commissionare un rapporto analogo che guardi ai risultati delle Olimpiadi dal punto di vista dell’Amministrazione Capitolina, valutarne i risultati, provare a governare il processo di trasformazione della città entrando nel merito delle soluzioni, indirizzandone le strategie affinché contribuiscano alla crescita di Roma, potrebbe costituire una sfida interessante per l’Amministrazione. Anche per mantenere aperta la possibilità di attingere al “fondo Sport e Periferie - stanziato dal governo - che prevede una quota destinata a finanziare interventi per la promozione di Roma 2024”. Ma il passaggio al secondo livello delle candidature alle Olimpiadi 2024 è previsto per il 7 ottobre prossimo. E, per i tempi della politica, ottobre è ancora lontano.

Eliana Cangelli Roma, luglio 2016