Il tema dell’Abitare è uno dei temi più ricorrenti in architettura: ciclicamente diventa protagonista del dibattito contemporaneo dopo periodi di assenza e trascuratezza. Oggi la nuova emergenza abitativa, da un lato, e la grande quantità di residenziale invenduto sul mercato, dall’altro, hanno concretizzato una rinnovata attenzione e la “casa” sta tornando a essere un tema centrale del dibattito architettonico.

Gli ambiti da approfondire sono molteplici. I mutamenti sociali, economici e ambientali in atto costituiscono la base di necessari ragionamenti sulle tipologie abitative, sul rapporto tra spazio indoor e outdoor e tra spazio pubblico e privato, sulle tecnologie di realizzazione legate ai costi, sulle performance energetiche e ambientali dei nuovi edifici, sollecitando anche una revisione delle normative in relazione ai tempi e ai modi delle trasformazioni urbane.Il fenomeno dell’immigrazione di massa nelle grandi città e segnatamente nella Capitale, l’invecchiamento della popolazione, la crisi economica, le mutazioni dei nuclei familiari che vedono la crescita dei nuclei monoparentali, propongono un mutamento della domanda che richiede spazi domestici ridimensionati e nuovi servizi. Nuove forme di convivenza e nuovi stili di vita, che non trovano risposta nelle tipologie tradizionali dell’abitare, sollecitano lo studio di forme tipologiche e schemi distributivi che comprendano l’inserimento di spazi condivisi e servizi comuni arricchendo le tipologie tradizionali con nuovi modelli abitativi in grado di qualificare il progetto anche nell’ottica sociale. La ricerca architettonica deve integrare e sostanziare le logiche del mercato immobiliare per evitare il perpetrarsi di realizzazioni legate unicamente alla logica del profitto che negli ultimi anni hanno portato, in molti casi, alla realizzazione di residenze e aree urbane discriminanti dal punto di vista sociale, anonime, disordinate. La sfida legata all’abitare sociale che, nell’immediato passato, si riteneva potesse essere volano per la ripresa del settore e campo di sperimentazione, oggi vive in una fase di stallo. Anche le potenzialità legate all’efficientamento energetico non ce la fanno a muovere significativamente il mercato delle costruzioni. Eppure il settore dell’edilizia abitativa rappresenta circa il 40% del consumo energetico della UE e strategie, metodi, tecnologie che contribuiscano ad un rinnovamento ambizioso del patrimonio residenziale possono avere importanti ricadute sulla riduzione dei consumi. Ridurre i costi energetici per le famiglie, aumentando al contempo il comfort, non solo aiuterebbe a raggiungere più velocemente gli obiettivi ambientali dell’UE, ma recherebbe vantaggio all’economia. Non solo, la necessaria riduzione dei costi delle costruzioni legata alla rapidità dei tempi di realizzazione, imposti dall’edilizia sociale, possono potenzialmente (e in alcuni casi già è successo) stimolare un’innovazione tecnologica intelligente riferita non solo a nuove tecnologie, ma anche all’uso curioso e abile delle tecnologie “customizzate” di prefabbricazione già presenti sul mercato. Nel contesto romano, housing sociale, co-housing, housing cooperativo sembrano rimanere ancora solo degli slogan che riferiscono a delle modalità alternative di finanziamento degli interventi di edilizia residenziale, e che non riescono ancora a sostanziare un mutamento nelle modalità di interpretare il progetto della residenza. 

A Roma l’edilizia sociale stenta ad affermarsi e i progetti relativi a oltre 1.500 alloggi (fonte Il Sole 24 ore), pronti ormai da più di qualche anno, sono rimasti solo sulla carta, la gran parte delle realizzazioni si collocano al Nord. Bolzano, Milano, Fidenza, Ascoli Piceno hanno portato a termine progetti significativi che affiancano alla realizzazione di nuovi insediamenti operazioni di sostituzione edilizia in aree centrali e di recupero del patrimonio dismesso. Il Nord Europa, il Belgio, la Francia e, in alcuni casi, anche la Spagna continuano a essere fonte di ispirazione ed esempi a cui tendere. Le realizzazioni romane in corso, viceversa, sono riferite prevalentemente alla residenza privata, rispetto alla quale è comunque da rilevare un innalzamento della qualità media delle costruzioni e un incremento degli interventi di recupero e di sostituzioni edilizie nella città consolidata che, si auspica, possano essere volano per la rigenerazione spontanea della aree in cui si collocano. 

Tuttavia l’interesse degli architetti a mettersi in gioco su questo tema è evidenziato dalla larga partecipazione registrata in occasione dei recenti concorsi per l’area di Guido Reni al Flaminio e per Corviale, che hanno proposto temi legati all’edilizia residenziale privata e sociale e al recupero dell’edilizia popolare.  Ancora, i progetti realizzati dagli architetti romani, presentati nella sezione “Architettura” di questo numero, dimostrano come i professionisti della Capitale siano in grado di dare contributi pregevoli e come siano apprezzati fuori Roma e all’estero (Westway Architects a Milano, Lazzarini e Pickering nel Regno Unito, Space 4 Architecture a New York). 

Quali siano le cause di questa inerzia realizzativa in contesto romano è presto detto. Le incertezze legate a un’Amministrazione tuttora in fase provvisoria (dall’ottobre scorso), con la prospettiva dell’elezione del sindaco tra più di tre mesi nel giugno prossimo, l’apparato burocratico e amministrativo spesso contraddittorio, l’indeterminatezza delle procedure e delle loro modalità di applicazione, ma soprattutto il buco nero dei tempi di approvazione impediscono un deciso rilancio delle attività edilizie nella nostra città. 

L’ordine si sta impegnando in questo senso per favorire un processo di semplificazione delle norme che consenta maggiore efficienza e trasparenza a supporto della qualità del progetto e del riavvio del mercato delle costruzioni. 

Dal numero 114 AR presenta una nuova sezione dal titolo “Innovazione e Professione”, l’obiettivo è quello di stimolare un dibattito sulle potenzialità di crescita e riallineamento del nostro mestiere a quelle che sono le sfide della contemporaneità. I cambiamenti in atto sono molteplici, vanno dalle nuove potenzialità offerte dagli strumenti digitali di gestione del progetto alle nuove modalità di lavoro cooperativo e interdisciplinare, alla formazione di reti professionali. È su questi temi che vogliamo informare proponendo e descrivendo nuovi modelli di lavoro che sostengano però l’autonomia e l’etica propri del mestiere dell’architetto. 

Infine, per attivare un confronto più diretto, presentiamo in questo numero il concorso POST_ARCH, proposto e organizzato con entusiasmo dalla Consulta Giovani dell’Ordine degli Architetti, con lo scopo di “cogliere la reale percezione della professione e dello stato dell’architettura”. Gli esiti del concorso, per il quale ci auguriamo un’ampia partecipazione, costituiranno un ulteriore tassello utile alla comprensione di ciò che è necessario e possibile fare per migliorare la dignità della professione.

Eliana Cangelli

L’articolo “Transforming Apartments”  è stato selezionato tra le risposte degli iscritti alla Call Tematica