Nel 2005 il Comune di Roma ha indetto il concorso internazionale di architettura “Tre nuove scuole a Roma” per il progetto di tre nuovi complessi scolastici in quartieri periferici allora in via di costruzione e in crescita. La promozione di un progetto di architettura contemporanea per un servizio pubblico in un quartiere della periferia romana voleva essere veicolo di riscatto sociale e una prima positiva lezione di qualità e vita urbana per gli studenti che avrebbero abitato quegli spazi. 

Il progetto di Herman Hertzberger, in collaborazione con Marco Scarpinato e Autonomeforme, per la scuola di Romanina rivela al contempo un’idea di edificio e di educazione alla città. L’obiettivo di Herman Hertzberger è stato quello di consegnare un edificio senza voler prefigurare nel dettaglio le modalità d’uso dei suoi spazi, ma lasciando invece la libertà di scegliere come usare ogni sua parte. Questo approccio permette agli utenti di appropriarsi degli spazi, assumendo un più ampio significato pedagogico: se educare significa etimologicamente “tirare fuori”, lo spazio sembra qui suggerire la ricerca e la sperimentazione all’uso che ogni studente sente proprio, fornendo il supporto necessario, ma senza mai costringere.  La ricchezza del programma funzionale e l’alternanza di spazi aperti e vuoti dilatano lo spazio didattico dalle aule alla città, facendo della scuola stessa una centralità urbana per l’intero quartiere: oltre alle aule della scuola primaria e a quelle della secondaria, lungo un unico asse si affacciano la mensa comune, la palestra, l’auditorium e gli spazi aperti che si alternano al pieno. L’edificio è strutturato mediante la ripetizione di unità base modulari che permettono l’alternanza degli spazi chiusi per le aule e per le attività comuni e dei patii all’aperto per la coltivazione di piccoli orti e per il gioco. Ampie vetrate e pareti mobili separano gli spazi didattici da quelli collettivi, permettendo sempre la configurazione di soluzioni flessibili e adattabili in base alle necessità. L’alternanza tra interno ed esterno, tra spazi didattici e di socialità è il principio che, a tutte le scale, accoglie la pluralità dell’esperienza formativa: il progetto si fonda sul concetto di gradualità della soglia che media tra la città e lo spazio didattico - educativo, tra gli spazi collettivi e quelli delle aule. Lo spazio intermedio, tra le aule e l’esterno e di collegamento tra i differenti livelli, attraverso l’uso frequente di ampie gradinate, dilata il collegamento e accoglie il gioco e altre innumerevoli attività di gruppo. Il progetto si fa interprete delle esigenze educative di ogni individuo con un’articolazione degli spazi propedeutica ad accogliere le molteplici situazioni di interazione collettiva. Dalle aule ai patii all’aperto, il progetto conduce con gradualità al passaggio dalla scuola alla città, dall’essere studenti a cittadini, imparando a rispettare le regole, a esprimere la propria individualità, a relazionarsi con gli altri all’interno di uno spazio che riesce a simulare la ricchezza e la complessità della città.

Immagini fornite da AutonomeForme