Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, numerose città europee tra cui Malmö, Copenaghen, Helsinki, Friburgo, Amsterdam, hanno orientato parte della loro pianificazione urbana ai quartieri ecosostenibili o eco-quartieri. La dismissione industriale degli anni Ottanta, da una parte ha svuotato numerosi e ampi spazi all’interno delle città, dall’altra ha evidenziato il bisogno di un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e ambientale cui riferirsi. I quartieri Bo01 di Malmö,

Örestad di Copenaghen, Eco - Vikki di Helsinki, Vauban a Friburgo o GWL Terrein ad Amsterdam sono stati determinanti nell’elaborazione di nuovi esempi di pianificazione territoriale in grado di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, della salute umana e della biodiversità, allo sviluppo di nuove attività economiche, all’inclusione ed equità sociale. Aspetto comune e trasversale ai differenti eco - quartieri europei è stata l’applicazione di una strategia omnicomprensiva estesa alla scala di quartiere, capace di integrare allo stesso tempo progetti architettonici, infrastrutturali, tecnologici ed energetici, di carattere sociale, economico e partecipativo. La limitata estensione di questi interventi ne ha fatto un modello di innovazione e sperimentazione estendibile alla scala più ampia della città.

Come laboratorio urbano e fortemente legato alla realtà in cui si sviluppa, ogni quartiere si focalizza maggiormente su un determinato tema. Il sostegno all’innovazione tecnologica nell’edilizia e all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili hanno caratterizzato il quartiere Vauban di Friburgo facendone una delle capitali leader nel settore; nei paesi scandinavi le politiche di rinnovamento urbano hanno avuto l’obiettivo di far fronte alla profonda crisi economica dei primi anni Novanta, rilanciando l’immagine delle città e investendo sul trasporto collettivo e sul recupero fisico e funzionale di numerose aree dismesse. 

I quartieri ecosostenibili hanno contribuito alla diffusione di tematiche che si sono poi estese alla scala urbana e metropolitana, affermandosi come vero e proprio modello economico, sociale e ambientale di trasformazione. 

La Carta di Lipsia del 2007, seguita dalla Dichiarazione di Marsiglia del 2008, da quella di Toledo nel 2010 e infine dalla Conferenza di Bruxelles del 2013 hanno definito un quadro di riferimento per le città sostenibili, proponendo come obiettivo per le amministrazioni locali quello di riuscire a coordinare una visione strategica del futuro insieme alle politiche e ai progetti che influenzano la vita delle comunità.

Un’idea di città come organismo complesso, trasformabile solo con un approccio multidisciplinare, l’adozione di una visione integrata tra spazio urbano e rurale e di un modello policentrico per contenere la dispersione insediativa e il consumo di suolo, la necessità tanto di azioni diffuse quanto di specifiche e territorializzate e l’avvio di nuove forme di governance territoriale e di partecipazione pubblico - privata sono tra le strategie d’azione promosse dai programmi di rigenerazione urbana. 

L’approccio multidisciplinare e olistico delle strategie di rigenerazione urbana associa alle trasformazioni fisiche specifiche azioni rivolte al potenziamento delle relazioni sociali, all’opportunità di lavoro e alla promozione di stili di vita più ecologici, investendo non solo sull’hardware, ma anche sul software urbano, ovvero sul cambiamento di mentalità dei cittadini attraverso l’informazione, l’offerta di alternative per la mobilità, il tempo libero e i consumi. 

L’approccio integrato e multidisciplinare degli eco - quartieri e dei programmi di rigenerazione urbana è confluito in questi ultimi anni all’interno del dibattito sulla smart city. Il concetto di smart city, declinato in sei componenti differenti (smart economy, smart mobility, smart governance, smart environment, smart living, smart people), in ambito europeo è riconducibile alla formulazione della strategia di Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Molteplici aree urbane europee hanno tradotto questo paradigma stimolando lo sviluppo di tecnologie intelligenti per la città, concentrandosi prevalentemente sui sistemi di trasporto pubblico, sulla soluzioni tecnologiche dell’edilizia, sui network energetici e sulle ICT al fine di rendere la vita urbana più efficiente.

Amsterdam: da GWL Terrein ad Amsterdam Smart City

La città di Amsterdam dalla metà degli anni Ottanta ha dovuto gestire, come altre città europee, la dismissione delle aree industriali e portuali lungo il fiume Ij. La successione di diversi progetti urbani ne ha fatto un caso paradigmatico per esplorare come la città si è trasformata nel tempo attraverso un eco - quartiere (GWL Terrein, 1989 - 1993), progetti di rigenerazione urbana (KNSM island e Borneo Sporenburg, 1993 - 2000) e le più recenti iniziative riconducibili all’idea di smart city (Amsterdam Smart City).

GWL Terrein

Nella parte nord - occidentale di Amsterdam, non lontano dal quartiere storico del Joordan, ha avuto sede dal 1851 fino al 1989 la Compagnia Municipale dell’Acqua; la necessità di un impianto di rifornimento idrico più grande ha imposto negli anni Ottanta il trasferimento degli impianti ormai obsoleti. 

Fin dalle prime fasi della trasformazione, la volontà dell’amministrazione pubblica e dei futuri abitanti si è orientata verso la realizzazione di un eco - distretto ad alta densità abitativa. Il programma prevedeva la realizzazione di 600 alloggi e servizi distribuiti in differenti tipi di edifici su un terreno di 6 ettari: due stecche di 9 - 10 piani disegnano i bordi dell’isolato separandolo dalle attività industriali circostanti; all’interno del lotto, il recupero degli edifici storici e 13 nuovi volumi si alternano a spazi verdi e percorsi ciclo - pedonali. 

I principi che fanno di GWL Terrein un eco - quartiere sono principalmente cinque: 

- un processo di progettazione partecipato costituito da autorità locali, imprenditori, cittadini e futuri abitanti che insieme hanno firmato un “contratto di quartiere” e selezionato le proposte di KCap con Jees Christiaanse e West 8 con Adriaan Geuze;

- un progetto sostenibile e innovativo delle reti idriche, energetiche, dei rifiuti: l’attenzione agli aspetti ecologici dell’intervento si è concretizzata nella cura per l’orientamento solare delle abitazioni, nella raccolta e riciclaggio dell’acqua piovana, nelle soluzioni impiantistiche combinate per il calore e l’elettricità, volte al risparmio energetico, nel sistema sotterraneo per la raccolta differenziata dei rifiuti, nella scelta di materiali da costruzione durabili e isolanti;

- un sistema di mobilità basato sul trasporto collettivo e percorsi ciclo - pedonali: i pochi parcheggi presenti sono collocati sul perimetro del quartiere, servito invece da numerose fermate del trasporto pubblico; solo percorsi pedonali e biciclette possono penetrare all’interno dell’isolato;

- un disegno dello spazio aperto di qualità e facile da mantenere: al fine di evitare l’abbandono e l’incuria dello spazio aperto pubblico, gli alloggi al piano terreno possiedono un proprio giardino, e parte del resto è assegnata agli alloggi dei piani superiori;

- un programma basato su un mix funzionale e sociale: il quartiere include residenze e altri servizi per la comunità, la differenziazione tipologica e di possibili contratti permettono l’insediamento di un sistema sociale misto e diversificato. 

KNSM island e Borneo Sporenburg 

Dall’inizio degli anni Novanta la progettazione urbana e territoriale olandese è stata influenzata dal Quarto Rapporto sullo Sviluppo Spaziale del 1988, cui è seguito il programma Vinex, specificatamente orientato alle politiche abitative, ma promotore di una visione territoriale integrata e complessa. 

Le finalità generali erano orientate alla conservazione e al recupero di aree già urbanizzate o dismesse, a un modello di città compatta al fine di preservare dall’urbanizzazione il “Cuore verde” al centro del Paese, ad incentivare la mobilità in trasporto pubblico e ad implementare i servizi per la comunità.

In base a queste linee guida, lungo il waterfront di Amsterdam si sviluppa una nuova consistente area della città: KNSM Island e Borneo Sporenburg sono i progetti maggiormente rilevanti. In entrambi i casi si consolidano i temi del recupero delle aree industriali e portuali dismesse, dell’alta densità abitativa, del disegno dello spazio aperto e di una mobilità basata sul trasporto pubblico. 

Entrambi i progetti si articolano su penisole del porto orientale di Amsterdam, dismesse negli anni Ottanta quando buona parte delle attività portuali furono trasferite a Rotterdam. 

Il progetto per KNSM Island, disegnato da Joe Cohen e sviluppato da numerosi altri architetti tra il 1988 e il 1996, riprende la disposizione del precedente insediamento, mantenendone alcuni edifici: le architetture si distribuiscono lungo il perimetro della penisola, la mobilità e lo spazio pubblico rimangono al centro. La presenza di residenze a canone calmierato e di proprietà assicura un mix sociale, cui si affiancano laboratori, attività creative e piccoli servizi. 

Il progetto dei West 8 per Borneo Sporenburg (1993 - 2000) si distribuisce su due penisole e articola la volumetria, prevalentemente residenziale, in due tipi edilizi: la casa unifamiliare su lotto gotico affacciata ai canali e i “meteoriti”. Lo spazio aperto pubblico, seppur ridotto a vantaggio di quello privato, è organizzato in una fascia verde che attraversa il quartiere e in strade strette pensate più per la sosta e la socializzazione che per il passaggio carrabile. La realizzazione di un tunnel ha permesso il collegamento carrabile alle penisole, sebbene la mobilità interna faciliti ciclisti e pedoni.

Amsterdam Smart City

Ai progetti urbani che continuano a trasformare e a rinnovare la città di Amsterdam, si è affiancata negli ultimi anni la strategia di Amsterdam Smart City, piano che coinvolge istituzioni locali, imprese e cittadini nell’esperimento di integrazione tra innovazione tecnologica e miglioramento della qualità della vita.

Tra i molteplici aspetti riconducibili al tema della smart city, le iniziative promosse dal piano si concentrano soprattutto sull’efficientamento energetico e tecnologico, riconducibili al settore edilizio, dell’approvvigionamento energetico e della mobilità.

In ambito edilizio, numerose abitazioni sono state dotate di display collegati a rilevatori digitali dei consumi di gas ed energia elettrica per migliorare la consapevolezza degli abitanti, portando ad un risparmio di energia e di emissioni del 14% per abitazione. 

In merito alla fornitura e alla produzione di energia, alcune delle istituzioni più rappresentative della città e degli edifici urbani più iconici hanno deciso di investire nel miglioramento della loro sostenibilità: Nemo, il museo della scienza progettato da Renzo Piano, ha trasformato il suo tetto panoramico in un dispositivo per la produzione di energia; il centro culturale De Balie ha fatto della sostenibilità la chiave per il suo rilancio. 

Nel settore della mobilità, per le strade e i canali della città sono stati installati dispositivi per ricaricare le batterie delle auto elettriche e per le componenti elettroniche delle imbarcazioni. 

Alla base delle molteplici iniziative, c’è un’idea di condivisione e di coinvolgimento della popolazione, principale attore nel cambiamento del funzionamento della città.

Le iniziative sparse e diffuse per la città di Amsterdam Smart City dimostrano un cambiamento graduale, ma profondo del concetto di sostenibilità e innovazione, prima legato prevalentemente allo spazio fisico, all’hardware urbano, oggi al modo di usare e di interagire dei suoi abitanti.