Annunciato da Papa Francesco a sorpresa il 13 marzo 2015, il Giubileo della Misericordia - che inizierà il prossimo 8 dicembre - giunge in un momento estremamente delicato della storia politica e amministrativa della capitale, e si trasforma in un importante banco di prova per la città, che si è trovata a dover organizzare e gestire un evento di portata globale in un lasso di tempo estremamente ristretto, con limitate risorse finanziarie, sotto lo spettro degli strascichi legati allo scandalo di Mafia Capitale,

in un clima politico interno estremamente teso.

Cosa significa per Roma trovarsi ad affrontare un nuovo Anno Santo, a 15 anni da quello del 2000, il primo sotto la minaccia del terrorismo internazionale? Cosa è lecito aspettarsi, per la città e per i romani, da questo evento?

Stabilire un parallelo con il grande Giubileo del 2000 può servire sia a segnare delle indiscutibili differenze, sia a cercare quelle invarianti dalle quali comunque non si può prescindere, e che rappresentano le priorità da affrontare affinché la macchina complessiva possa funzionare, per se stessa e per la città. 

Come già detto, tempo e risorse sono le due discriminanti fondamentali: se allora la macchina organizzativa iniziò a muoversi con cinque anni di anticipo, supportata da norme che destinavano ingenti somme per la realizzazione delle opere necessarie al successo dell’evento, oggi il lasso temporale tra l’annuncio del Giubileo e il suo inizio è di soli nove mesi, una gestazione supportata da finanziamenti irrisori, se paragonati alle somme a disposizione dell’organizzazione che già nel 1995 poté iniziare a pianificare e a decidere le linee di intervento, le azioni e i progetti da portare a termine entro l’anno 2000. 

Non interessa in questa sede analizzare quanto di quella macchina organizzativa fu veramente portato a termine, quanti i ritardi e gli intoppi incontrati lungo il percorso.

Sappiamo che, nel complesso, la macchina funzionò, riuscendo a mettere insieme un sistema coordinato di gestione dell’accoglienza e dei servizi per i pellegrini, assorbendo l’impatto dell’afflusso dei fedeli - anche in occasione di eventi come la XV Giornata Mondiale della Gioventù, che portò a Roma circa due milioni di giovani nel lasso di cinque giorni - lasciando infine alla città nuovi spazi museali, numerosi restauri, alcune importanti opere infrastrutturali. 

Non c’è oggi il tempo di mettere in piedi e di portare a sistema un ingranaggio come quello, né di prevedere opere con tempi di realizzazione superiori a pochi mesi; di fronte alla sfida rappresentata da questo impegno inaspettato, l’Amministrazione capitolina si è trovata quindi costretta a serie considerazioni sulle priorità, che l’hanno portata a orientare le scelte di intervento su azioni mirate, programmabili in questo arco di tempo estremamente limitato.

Fatto di per sé non necessariamente negativo, che se non altro ha impedito di concepire opere faraoniche, che avrebbero rischiato di aggiungersi alla lista di incompiute che già grava sulla capitale. E d’altra parte non c’è neppure, tra le intenzioni del Pontefice, quella di emulare la grandeur del Giubileo scorso, mentre lo stesso Marino all’inizio di agosto si è premurato di precisare che questo «non sarà un Giubileo delle grandi opere […] ma di ricucitura, di pulizia delle strade, di riparazione delle buche…».

Fatte salve queste affermazioni assolutamente condivisibili, e anzi auspicabili, resta la complessità dell’evento, che comunque farà registrare a Roma, secondo le previsioni, un incremento dei flussi turistici pari all’8% in termini di arrivi e al 10,4% in termini di presenze complessive (Francesco Rutelli, nel suo sunto del Giubileo 2000 stilato per la Treccani, parla - per il periodo gennaio-ottobre 2000 - di un aumento rispetto all’anno precedente pari al 4,22% per quanto riguarda gli arrivi e al 4,06% relativamente alle presenze alberghiere).

Numeri che naturalmente, oggi come allora, avranno riflessi su una sfera di ambiti che interessano circolazione e viabilità, sicurezza, legalità, accoglienza, salute, gestione dei rifiuti, informazione e decoro urbano. Sono, questi, ambiti connotati oggi perlopiù a Roma da situazioni di forte disagio e degrado, per i quali sarebbe auspicabile, a prescindere dal Giubileo, un piano di interventi coordinato e lungimirante, capace di una visione globale di sviluppo della città nelle sue varie componenti. All’interno del quale avrebbe potuto a buon diritto inserirsi un piano giubilare, pensato come implementazione o accelerazione di parti già definite. 

È sconfortante constatare come il percorso di Roma verso il Giubileo sembri invece una corsa a ostacoli, resa particolarmente difficile dalle incertezze sui finanziamenti(1), caratterizzata da passi in avanti e retromarcia e offuscata dalla sempre più difficile situazione politica all’interno della compagine amministrativa romana, culminata con le dimissioni del Sindaco Marino formalizzate il 13 ottobre scorso.

Gli obiettivi e gli ambiti di azione individuati e definiti con il Piano organico e coordinato degli interventi per il Giubileo, all’interno del quale sono sistematizzati gli interventi approvati dalla Giunta in agosto, rispecchiano effettivamente tematiche nevralgiche sulle quali è necessario intervenire: pulizia e manutenzione della città, con particolare attenzione al decoro urbano; tutela del verde pubblico; sistema della mobilità e dei trasporti; riqualificazione dell’assetto urbanistico degli spazi pubblici; riqualificazione delle arterie viarie, con particolare riferimento a quelle connesse ai sistemi di accesso alla città. L’impressione è che purtroppo non si stia procedendo in modo organico, non sono state rese note priorità nella realizzazione degli interventi, non è chiaro il criterio in base al quale si sta procedendo nell’indizione delle gare. Al momento, con Roma che in diverse sue parti è un cantiere aperto, e la percezione per i cittadini di disagi che si sommano a disagi, il timore è che questo Giubileo si trasformi in un’occasione perduta. Ma forse uno dei nodi da chiarire è proprio questo: è corretto che la città debba aspettarsi da un evento - che dovrebbe essere innanzitutto spirituale - la soluzione a problemi non risolti da decenni? È lecito aspettarsi dei miglioramenti sostanziali da azioni che procedono per emergenza, sotto la pressione di scadenze, nella rincorsa di risultati che si spera non saranno effimeri?

A prescindere da quanto si riuscirà a realizzare per l’anno giubilare, la città ha bisogno che gli ambiti di intervento individuati siano approfonditi e messi in rete per essere davvero affrontati, per diventare azioni strutturali (e non puntuali) di vera ricucitura e connessione della città, a partire dalle criticità e carenze del trasporto pubblico, dalla mai risolta questione dell’accesso dei pullman turistici, dal proliferare dell’abusivismo nel settore del commercio e dell’accoglienza, dalla mancata manutenzione delle aree verdi, dalla gestione dei rifiuti, dalla sicurezza dei percorsi per i pedoni, dalla riqualificazione degli spazi pubblici. I tempi per la soluzione di questi problemi sono necessariamente lunghi, le risorse da investire ingenti, ed è necessario un lavoro di costruzione dalla base, un lavoro politico e tecnico di largo respiro.

Se così fosse, si potrebbe parlare di Giubileo a partire non dalle buche stradali, dalle linee metropolitane incompiute, ma dal messaggio papale che invita la Chiesa a un ritorno alle origini attraverso il significato della misericordia e del pellegrinaggio come “segno peculiare dell’Anno Santo”, ragionando su quali interventi possano rispondere meglio di altri al messaggio lanciato dal Pontefice.

E in realtà tra le opere previste e in realizzazione per il Giubileo della Misericordia troviamo due progetti che vanno incontro a questo messaggio e che crediamo possano rappresentare un’importante risposta a una domanda di sviluppo consapevole del turismo e del territorio. Si tratta a livello urbano dei cammini giubilari, compresi all’interno del pacchetto dei 28 interventi approvati il 13 agosto dalla Giunta capitolina, e sul fronte territoriale della valorizzazione della via Francigena, progetto promosso e finanziato dalla regione Lazio.

Snodandosi all’interno del tessuto urbano, i quattro cammini giubilari (Cammini della Via Papale, Cammino del Pellegrino e Cammino Mariano) collegheranno San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore a San Pietro attraversando il centro storico e toccando le basiliche giubilari di San Salvatore in Lauro, Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova) e San Giovanni Battista dei Fiorentini. Sono percorsi pensati per i pedoni come per i ciclisti: pellegrini, turisti ma anche cittadini, ai quali verrà data l’opportunità di percorrere la città secondo tragitti sicuri, segnalati e accessibili, che passeranno in prossimità di snodi del trasporto pubblico e di importanti monumenti quali il Colosseo, ma che attraverseranno anche strade meno conosciute e solitamente meno battute dal turismo. Realizzabili con interventi di non grande entità, ma dall’importante impatto sulla vivibilità degli spazi urbani, sulle abitudini dei cittadini, sulla qualità dell’offerta turistica. 

Interventi che a livello regionale hanno il loro contraltare nel piano per la Francigena del Nord nel suo tratto conclusivo verso Roma, finalizzato a metterne in sicurezza il tracciato ufficiale e ad attrezzare in alcune tratte percorsi alterativi più brevi per i pellegrini. Il progetto prevede la realizzazione di tre sentieri alternativi (lunghi tra i 15 e i 25 km nella tappa che va da Campagnano Romano a La Storta) e di nuove infrastrutture in particolare nell’area di Formello, alla pari di operazioni di adeguamento all’interno del Parco dell’Insugherata, compresa la cartellonistica, e di messa in sicurezza del percorso rispetto al traffico automobilistico. Un piano da 1,7 milioni di euro, di provenienza sia pubblica sia privata, che rientra in un più ampio progetto regionale di recupero e promozione dei cammini di fede, intesi come opportunità di incontro tra le persone e il territorio, le sue risorse produttive, agricole, ambientali, monumentali e culturali. Con l’obiettivo di mettere a sistema una rete già esistente che se giustamente e opportunamente valorizzata potrà rappresentare, al di là del Giubileo, un importante elemento di sviluppo turistico per l’intera regione.

(1) La risposta del Governo alle richieste di Roma rispetto a finanziamenti adeguati alle necessità  del Giubileo è giunta in maniera tardiva solo a metà ottobre con l’annuncio dello stanziamento di 500 milioni di euro.