«Riqualificazione urbana e risparmio energetico sono una parte importante della sfida di modernizzazione che il Paese è chiamato a vincere, è una sfida che mette in gioco il nostro ruolo nel contesto delle economie avanzate, ed è una sfida che non può che essere giocata integrando le risorse che il mercato, nelle sue componenti private e pubbliche, nazionali ed europee, mette a disposizione. è una visione strategica nella quale il partenariato pubblico e privato è la chiave di volta».

A dirlo è Lorenzo Bellicini, diretto del CRESME, il Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio, che propone anche la sua formula per la Capitale. 

«Se guardiamo allo scenario evolutivo del settimo ciclo edilizio del nostro Paese - spiega Bellicini - per quanto riguarda le aree urbane, la partita che il mercato oggi consente di giocare è, già nei numeri, quella della riqualificazione: attualmente secondo le nostre stime il 70% del valore della produzione del settore delle costruzioni ha a che fare con la riqualificazione e la manutenzione del patrimonio esistente. Il problema è che la quasi totalità di queste risorse sono disperse in micro domande individuali, e non producono, se non indirettamente, risultati di sistema. In sostanza non c’è un disegno in grado di mettere a valore i 120 miliardi di euro che annualmente vengono spesi per la riqualificazione e la manutenzione straordinaria e ordinaria del patrimonio esistente. Per fare questo servirebbero precise politiche urbane. E certo possiamo dire che la grande assente degli anni 2000, tra le politiche nazionali nel nostro paese, è stata proprio la politica di rigenerazione urbana». 

Un gap che un tempo era compensato da una fase espansiva importante, mentre oggi una strategia di rigenerazione diventa un aspetto fondamentale per lo sviluppo del territorio. In quest’ambito, un ruolo centrale lo ricopre il patrimonio pubblico, in particolare in relazione alla transizione in atto nell’energy technology.

«A questo proposito - osserva il direttore del CRESME - è bene sottolineare che il patrimonio pubblico italiano da qui al 2020, e poi al 2030, deve raggiungere obiettivi di efficientamento energetico definiti dall’Europa, il cui mancato ottenimento comporterebbe penali economiche importanti per il Paese. è vero che già oggi l’Italia è molto vicina al conseguimento degli obiettivi 2020, ma il contributo principale nell’aver raggiunto questa positiva situazione è venuto dalla crisi economica e dal conseguente livello di riduzione dei consumi (specialmente industria e mezzi di trasporto); se dovesse arrivare la ripresa, i risultati raggiunti sarebbero rapidamente messi in discussione. Le performance energetiche del patrimonio residenziale sono lì a dimostrare le difficoltà che possiamo avere, e il ritardo che ancora abbiamo».

Per centrare gli obiettivi di riduzione di CO2, che sono complessivi per il Paese, l’altra grande sfida è quella di stimolare l’intervento privato nel comparto residenziale, affiancandolo agli interventi sul patrimonio edilizio pubblico, nell’ambito di progetti integrati di riqualificazione urbana. Obiettivo non di poco conto, secondo Bellicini, soprattutto in assenza di una vera e propria strategia e alle prese con tempi decisionali e realizzativi lunghissimi. Due elementi fortemente critici rispetto alla competizione globale. 

«Lo scenario competitivo su scala internazionale - spiega Bellicini - è in rapida evoluzione e pone, da vari punti di vista, la questione della capacità di stare al passo con i cambiamenti. A tal fine due aspetti chiave, nei quali certo non eccelliamo, sono la qualità della visione strategica, che ci dice quale strada seguire, e i tempi di realizzazione. Del resto per le economie avanzate gli strumenti per vincere nella competizione internazionale sono chiari: innovazione, efficienza organizzativa, certezza delle regole, certezza dei tempi, correttezza dei comportamenti. In una parola sono tutti ambiti che afferiscono alla qualità e alla produttività di un sistema. Se applichiamo questa riflessione non solo al Paese ma alle nostre città, se pensiamo alla Roma di oggi, quella che emerge non è certo una situazione positiva. E il nodo della mancanza di risorse non è una risposta in grado di giustificare la situazione di crisi. Uno dei problemi principali è la qualità dell’allocazione delle risorse, come e dove spendiamo le risorse esistenti, in sostanza che cosa ci facciamo; un altro è la capacità di integrare risorse pubbliche e private. Su queste due questioni centrali siamo… almeno deboli».

Sul piano delle risorse, quindi, quello che si chiede all’amministrazione è una nuova progettualità, che in un periodo economico difficile, sia in grado di sfruttare sia le risorse pubbliche sia quelle private.

«Il terreno è fertile, c’è molto da fare in termini di innovazione, creatività, inventiva, a partire dalla questione riqualificazione ed efficientamento energetico. In Italia, nel biennio 2013-2014, sono stati incentivati fiscalmente (55% e 65%) poco meno di 60 miliardi di euro di lavori di riqualificazione edilizia ed energetica. Nel 2015 saranno altri 30 miliardi di euro. Di questi 90 miliardi di euro in tre anni, circa 50 miliardi sono incentivi pubblici distribuiti nell’arco di tempo di 13 anni; 40 miliardi sono le risorse private, spese in tre anni. Allo stesso tempo in Italia disponiamo di 32 miliardi di euro di fondi strutturali europei per il programma 2014-2020. A questi dovremmo aggiungere 32 miliardi di euro di cofinanziamento pubblico regionale statale. Avremmo già dovuto cominciare a spenderli ma siamo già in ritardo. Quelli del programma 2007-2013 non siamo riusciti a spenderli tutti. Questi fondi europei servono a molte cose, tra le quali l’Obiettivo Tematico 4, che prevede la riduzione delle emissioni di CO2. La riflessione che abbiamo fatto è la seguente: perché non sviluppare un intervento in area urbana in grado di integrare queste due politiche, perché non usare due leve importanti che siamo abituati a usare in maniera separata, in una visione strategica integrata, moltiplicando i risultati? Lo sforzo vero, se ci pensiamo, è quello di integrare e organizzare azioni complesse».

«L’area metropolitana di Roma - spiega Bellicini - rappresenta dal 6 all’8% della ricchezza italiana. In alcuni segmenti anche il 10%. Roma ha visto certamente nel biennio 2013-2014 sul suo territorio lavori di riqualificazione edilizia ed energetica incentivati per almeno 5 miliardi di euro. Ulteriori 2,5 miliardi ci saranno nel 2015, altri verranno da qui al 2020. Perché non usare queste risorse, pubbliche e private, che vengono da un processo di riqualificazione diffuso, edilizio ed energetico, come quota di confinanziamento per gli interventi previsti all’interno dell’ambito tematico 4 dei fondi strutturali europei? La nostra idea si basa sull’integrazione di politiche e risorse esistenti attraverso una forma innovativa di partenariato pubblico e privato che si potrebbe definire diffuso. 

Tra l’altro gli interventi privati incentivati si realizzano mediamente in sei mesi e sono tutti facilmente rendicontabili, dato che i pagamenti devono essere effettuati con bonifici bancari». Le analisi di fattibilità che il CRESME ha sviluppato mostrano che è proceduralmente possibile percorrere questa strada. Una strada che consentirebbe di abbattere il confinanziamento a favore di quote di risorse private o di risorse pubbliche già impegnate, per concentrare le risorse europee sulla riqualificazione del patrimonio pubblico. «Su questo piano siamo pronti a discuterne con Comune e Regione», conclude Bellicini.